Varathron – Patriarchs Of Evil (2018)

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Avevo visto questo nuovo disco dei Varathron su un sito di metal e, mio malgrado, non l’avevo neanche cagato. Questione di mille impegni vari ed eventuali, di disattenzione o mettete voi la scusa che vi piace di più, ma il risultato è stato questo: io da una parte e i Varathron dall’altra.
Almeno finché non è intervenuto il buon Skan a rimettermi in carreggiata e, con un ceffone via cellulare, mi ha intimato di sentirmi Patriarchs Of Evil.
Così ho fatto, a Skan non si discute.
Da quel momento non è più uscito dalle cuffie: Patriarchs of Evil, non Skan. La band greca ha l’insieme di fattori che ti fanno amare i gruppi di questo tipo: il sound, i riff (ce ne sono dentro di veramente fighi, seppur niente di nuovo, come Hellwitch o Saturnian Sect, giusto per citarne alcuni), le melodie che ti rimangono nella mente (Tenebrous è quello che si chiama un buon pezzo d’apertura) o che, cari miei, ti rifanno sentire giovane e imberbe nella Grecia blackmetallara di inizio anni ’90. Perché c’è poco da fare, pur mantenendo una cifra stilistica assolutamente identitaria, alcuni riff, alcune melodie e certi passaggi non possono che richiamarti alla mente i Rotting Christ della premiata ditta Tolis. Altra band che salta fuori come paragone ideale, e mi sono stupito da solo di riconoscerla perché non è che l’abbia seguita poi così tanto (ho sentito solo i dischi del 2012 e del 2016), sono i Kawir. Questi ultimi stanno ritornando alla grande, due CD in due anni, e il rimando ideale ci sta – forse è ideale, visto che Necroabyssious è stato leader dei Kawir agli inizi, ma io l’ho sentito forte e chiaro.
Non c’è molto altro da dire: otto canzoni, 45 minuti di durata, nessun filler smaccatamente privo di idee, buoni riff e un sapore di Grecia 1993/1994 che ti fa star bene, che ti piace.
Direi che va bene così, ci sta questo risultato.
Fra poco anche i Varathron festeggiano i 30 anni dal primo demo e, seppur con ampie pause (1995 – 2004; 2009 – 2014), questo è il meglio che potevano tirar fuori senza sembrare una parodia di sé stessi o la copia sbiadita dei Rotting Christ – cosa che, ve lo dico chiaramente, non sarebbe giusto nei confronti di un buon disco come Patriarchs of Evil.
[Zeus]