From Sweden to… – In Flames (1993 – 1997)

Non si può certo dire che gli In Flames siano una band che ama fossilizzarsi su un certo sound. Dal giorno uno della loro vita musicale, la band svedese ha avuto il vizietto di trasformare la propria proposta musicale costringendo i fan a seguirli in direzioni che nessuno avrebbe predetto. Scelta giusta, coraggiosa o insensata?
A vedere i dati di vendita e i tour sempre più grandi, la scelta di cambiare costantemente il proprio stile, pur rimanendo sempre In Flames, ha giovato e anche molto. La popolarità attuale è incredibile e, cavalcando/anticipando/fiutando il trend, la band di Fridén ha raccolto molti nuovi fan – molto probabilmente nelle nuove leve del metal, quelle abituate ad un sound diverso, cresciute con il metalcore e un certo sound americano del death metal melodico.
I vecchi fan? Stanno ancora discutendo se si sentono traditi dalla band o se seguirli ancora. La scelta è difficile, soprattutto visti gli ultimi parti musicali.
Ma tutto è iniziato in maniera più tradizionale, anche se di tradizionale, nella storia degli In Flames, c’è poco.
Immagine correlataDopo il demo del 1993 (intitolato, guarda un po’, Demo ’93), la band di Jesper Strömblad fa uscire il primo disco: Lunar Strain. All’epoca gli In Flames non erano quasi una band, visto che l’unico membro fisso era Jesper e il cantante non era Anders Fridén ma Mikael Stanne dei Dark Tranquillity. Su Lunar Strain è proprio l’ex chitarrista svedese (ora singer) a prestare l’ugola e il prodotto finale è quello che più si avvicina ad un certo ideale di disco degli In Flames. Intendiamoci, non è la realizzazione completa del sound della band, ma presenta tutti i crismi che contraddistinguono il gruppo: melodie cristalline (Everlost [Part II]), parti death metal melodiche, folk nordico (Hårgalåten) e un’attitudine da primo disco in studio. Lunar Strain è affascinante, qualcosa che ti ascolti come reliquia di un passato che non ritornerà mai più; tutti sappiamo però che il vero botto lo faranno dopo e questo è solo l’inizio dell’avventura.

La natura inquieta della band si vede già nell’EP che segue Lunar Strain.
Risultati immagini per in flames subterraneanSubterranean è il primo disco/EP che ho sentito in maniera conscia degli In Flames. Ne avevo sentito parlare bene e, alla prova dei fatti, è un EP onesto e dal tocco smaccatamente svedese. Subterranean è il passaggio naturale dal sound irrequieto e ancora non focalizzato di Lunar Strain a quello superbo di The Jester Race. Gli In Flames, anche in questo caso, non sono una band a tutti gli effetti: i cantanti variano (Henke Forss e Af Gravf, ex Marduk) e così anche i batteristi, ma il prodotto finale è un mix di sonorità che rimandano tanto al folk nordico quanto al death melodico, seppur ci sentano già elementi di metal classico. Gli inserti acustici (il finale di Everdying è semplicemente perfetto) e melodici (ad esempio Timeless) rimarranno ancora per poco nel suono della band, ma finché ci saranno la proposta sarà di assoluto livello.

Il ritmo di registrazione di Jesper è elevatissimo, tanto che nel 1996 fa uscire il secondo LP in studio e, finalmente, la formazione si stabilizza con un cantante (Anders Fridén uscito dai Dark Tranquillity) e Björn Gelotte (dietro le pelli). Larsson e Glenn Ljungström completano la line up.
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The Jester Race coincide anche con il cambio di etichetta (da Wrong Again Records a Nuclear Blast) e la novità innegabile. Due dischi sono imprescindibili se si vuole amare la band svedese: Whoracle e questo disco. Non ci sono cazzi. Già solo la chitarra iniziale di Moonshield ti fa capire che la musica sta cambiando e che gli In Flames hanno cambiato marcia rendendo il sound più organico e strutturando il disco su un mix raffinato, ma pur sempre vivace e lontano mille miglia dalla patina artefatta di prodotti analoghi della Nuclear Blast, di elementi folk/acustici, inserti di metal classico e il classico swedish death metal melodico tipico della zona di Gothenburg. Non credo si possano scoprire punti deboli in The Jester Race, ogni canzone è perfetta e, oserei dire, quasi tutto il disco potrebbe uscire come singolo – strumentali a parte (giusto perché non tirerebbero come singolo in radio). Non nascondiamoci, in The Jester Race gli In Flames svoltano e creano la prima versione del loro “trademark” e la melodia non è un elemento di cui si vergognano, anzi! Nonostante questo, però, il disco del 1996 rimane ruvido e death metal, cosa che te lo fa apprezzare sia quando necessiti della “botta death melodica” sia quando hai voglia di metallo ma vuoi qualcosa di più “leggero”.

Dopo The Jester Race, i cinque svedesi fanno uscire un nuovo EP: Black-Ash Inheritance. Uscito qualche mese primRisultati immagini per in flames black ash inheritancea dell’LP Whoracle e con la formazione del precedente disco, le cinque quattro tracce sono una nuova canzone (Goliaths Disarm Their David – fortemente influenzata dal nuovo corso sonoro della band svedese), l’anteprima di un brano di Whoracle, Gyroscope e per finire un medley acustico e una traccia live.
I completisti lo cercheranno sicuramente, ma visto che adesso c’è la possibilità di usare quello strano aggeggio chiamato YouTube, direi che per una sola canzone originale (Goliaths…), la spesa è quasi inutile.

Il ritmo è indiavolato e a distanza di un anno da The Jester Race, la band svedese fa uscire un nuovo disco di canzoni originali (più una cover – Everything Count dei DepecheRisultati immagini per in flames whoracle Mode). La formazione fissa permette al gruppo di spostare i paletti del proprio sound ancora un po’ più in là, esplorando in maniera compiuta la miscela NWOBHM-death svedese-melodie folkeggianti che contraddistinguono gli In Flames. Whoracle è un disco che spacca gli ascoltatori: troppo melodico e per alcuni, ancora troppo death per altri. Quello che possiamo dire è che Whoracle è un disco dove le chitarre contano e anche tanto. Gli scambi sono innumerevoli, perfetti e le armonizzazioni fra le due sei corde creano melodie e riff incredibili. Questo disco del 1997 viaggia su un equilibrio sottilissimo, in cui la voce sembra “quasi non starci” da tanto sono pulite le chitarre ma, in realtà, è l’unica voce che si adatta (Anders Fridén all’ultima prova onesta in studio, prima di passare a clean, mille tracce per dare corpo/effetto alla voce etc). Questo fragile equilibrio si basa tutto su pezzi che viaggiano a mille, dove forse Morphing Into Primal è l’elemento più “normale” stretto com’è fra Jester Script Transfigured World Within The Margin. Whoracle suona talmente bene che persino la cover dei Depeche Mode calza a pennello, riletta secondo lo stile degli svedesi, e non stona nel contesto di un disco come questo.
Da questo momento in avanti l’irrequietezza, la voglia di esplorare i confini del proprio sound ha portato gli In Flames in direzioni sempre più “estreme” – e, in questo caso, non nel senso di brutal.
[Zeus]

To Be Continued

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Un pensiero su “From Sweden to… – In Flames (1993 – 1997)

  1. Pingback: Un album anonimo. In Flames – Colony (1999) – The Murder Inn

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