Quando parlare di depressione mi fa sorridere. Down – NOLA (1995)

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Prima di essere il gran cazzo di disco che è, NOLA è l’esempio supremo dell’affanno supremo di raggiungere qualcosa: la gnocca, l’illuminazione, una sbronza coi fiocchi e, ultimo ma non per importanza, il primo disco dei DOWN. Dovete sapere che questo è il disco che ho rincorso per anni, non trovandolo mai né ai concerti, né nei negozi di dischi della mia (ir)ridente regione. Ci ho tentato, o cazzo se ci ho tentato, ma niente. Sembrava sfuggirmi sempre. Scrutavo nelle enormi distese di CD ai concerti e vedevo di tutto, tranne quella cover nera, semplice, con il fleur-de-lis stampato in bianco.
Questo, ovviamente, finché non sono arrivato ad un concerto con il buon Bruno degli Slowtorch. Al tempo stavamo cercando entrambi questo LP e, visto che Satana ci vuole bene ma Dio ci odia in maniera profonda, ho trovato solo una copia nello scatolone dei CD. Imbarazzo totale, chi cazzo la prende? Dicevo, però, che Satana ci ama perché siamo riusciti a trovare una seconda copia del disco e questo, cari i miei lettori, crea una fratellanza metallica difficile da distruggere – anche dopo anni e/o alti e bassi.

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da web

Raccontare cosa significa NOLA è raccontare le calate dei Down in Italia (quattro per me, perché una, da coglione patenteato quale sono, me la sono persa).
La prima in un caldissimo Gods Of Metal, con un caldo che ti spaccava il culo e livelli di birra importanti già a metà pomeriggio – inevitabilmente sudati in mezzo secondo -. Loro sul palco, con un Phil Anselmo ubriaco cotto, e per la prima volta in Italia. Delirio assoluto sotto il palco, con il sottoscritto e il buon Bruno Slowtorch a tirare porchi e fare headbanging in preda all’estasi totale. Perché c’è poco da fare, quando parte una Bury me in smoke o Eyes Of The South allora tutto è perfetto.
Essere un BROES (acronimo di Brotherhood of the eternal sleep) significa prendersi la macchina, mettersi in moto da soli, spararsi oltre 300Km e andarseli a vedere a Milano in occasione del “An Evening With Down” (penso nel 2008). Aspettare ore in prima linea, distrutto sulla balaustra, e poi concedersi il gusto di vederseli a pochi metri. E chi cazzo se ne frega del sound non propriamente pulitissimo, tanto che ci importa se poi ecco che ti fatto Jail in acustico. E tu sei lì che sei contento di essere metallaro e di essere presente, perché chi era assente, quella sera, si è perso un Signor Concerto.
O ricordarsi, ad un Gods Of Metal di due anni dopo e in compagnia con TheCrazyJester, che il concerto può riservarti delle sorprese immense anche quando non sei davanti a tutti, col caldo che ti massacra, l’odore fetido dei cessi che ti intasa le narici, e Phil che ha la voce di uno che si è ingoiato un procione vivo e raglia le canzoni di Down III: Over The Under. Lo sai tu e forse anche altra gente ma poi ti piazzano una Hail The Leaf e tutto quello che poteva farti storcere il naso è rinchiuso nella cartella “sticazzi” e tu continui a sbracciarti, a fare headbanging fino a farti salire il pranzo nel cervello e poi ancora di più.
Non ultimo, significa prendere la macchina insieme al buon Skan e andare verso il festival a Majano a vedere i Down, gratis (puttana miseria, gratis!!!!), per la quarta volta. Quel concerto era caldo africano e l’odore di frico per tutto il piazzale, una tempesta d’acqua da farti invocare Satana, fango a fiumi e gente (eroi del metallo) fermi sotto secchiate di acqua gelida a vedere la nuova versione dei Down (con Bruders e Landgraf a rimpiazzare Brown&Windstein) con indosso mantelle con più buchi che plastica, sacchi dell’immondizia addosso e un’umidità corporea da livelli equatoriali. Ma fondamentalmente te sbatti il cazzo, perché tanto prima o poi ti faranno la tua canzone, quella per cui hai fatto chilometri, ti sei preso acqua, fango e per cui la schiena ti uccide. Prima o poi ti faranno Stone The Crow e tu sai che sarà un grandissimo momento e sarai felice. Ti dimenticherai del lavoro, dei cazzo di problemi e di tutto quello che la vita ti getta in faccia.

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Da web

 

Vi giuro, non so come potete stare ancora al PC senza correre a mettere su il disco o aprire YouTube e far partire NOLA. Ma cosa cazzo avete per la testa? Forza!

So che essere parte della BROES è una questione di pura fede, seconda solo al credo assoluto e incrollabile in Tony Iommi e nei Black Sabbath.
Per me NOLA è un disco perfetto e non replicabile. Svago e convinzione pura, adorazione della sacra trinità droga-Lynyrd Skynyrd-Black Sabbath e capacità di riassumere in pochi minuti una concezione di vita.

Questo è NOLA per me e, se mi permettete, adesso vaffanculo e smetto di scrivere, che devo recuperare i cocci dopo una serata di macello con la truppa degli Slowtorch.
[Zeus]