Sudore & alcol – Tauerngold Festival 2018

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Presenzio a questo concerto in ben tre vesti: la prima è quella di merch-guy per gli SLOWTORCH, la seconda come pseudo-recensore di TheMurderinn e la terza come tizio che ha una voglia matta di fare il diavolo a quattro. Come primo ruolo, ho svolto il mio compito (almeno credo – gli SLOWTORCH non si sono lamentati e neanche chi ha comprato qualcosa). Per quanto riguarda la modalità party, signori, posso dire che non mi sono tirato indietro.
Ma come report del concerto?
Partiamo con ordine e vediamo di risolvere la pratica al meglio.
La chiamata alle armi della truppa Slowtorch suona alle 10. Poi si ritarda e suona alle 11.50 quando si dovrebbe partire alle 12.30. Quindi butta su due bistecche alte due dita e spera di non ingozzarti come un’oca mentre le divori con Bruno Slowtorch.
Siamo già in ritardo sulla tabella di marcia, ma riusciamo a contenere i vari minuti persi prima di metterci in moto direzione Schwarzach im Pongau. Sotto un sole che spacca, un traffico che ti fa venire voglia di uscire dal portellone del furgone e inscenare un nuovo “Un giorno di ordinaria follia” (qualcuno mi spieghi come mai la gente si ostina a guidare 30km/h meno del limite), ci dirigiamo verso l’Austria.
La simpatica signora che ci fa da navigatore, per qualche motivo quelli che hanno costruito il furgone hanno anche impostato una tizia simpatica come il sale sulle ferite, ci propone amene mete fra cui passare su un passo alpino degno di Annibale. Ringraziamo il Grande Capro e ci accorgiamo per tempo dell’imbroglio e via verso strade pianeggianti, ma non troppo trafficate (a parte i classici derelitti della macchina che guidano a cazzo di cane), fino a raggiungere in tempi utili la ben poco ridente cittadina di Schwarzach im Pongau. Lato negativo? L’aver negato il tanto sognato Bosna al buon Skan – nuovamente in veste di bassista/turnista per questo concerto – momento che segnerà in maniera terribile l’epico viaggio di ritorno.

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Il festival promosso nel modo migliore (foto Slowtorch)

Dopo aver girato un po’ a cazzo di cane, aver chiesto informazioni ad uno dei tanti non-austriaci del luogo, aver rotto il cazzo in una pizzeria austriaca per avere informazioni su un Hotel che non esiste più da anni (posto dove avevamo il nostro covo per la notte) e cercato il luogo del concerto, arriviamo al posto dove, per le successive nove ore, si sarebbe tenuto un concerto/festone da paura.

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IL panino (foto Slowtorch)

L’aver organizzato un festival in una ex-birreria ispira cose turpi, soprattutto perché birra chiama birra, quindi ci dirigiamo subito al frigo del backstage e incominciamo a dedicarci al luppolo. C’è poco da fare, gli austriaci sanno come si fanno le cose e un frigo pieno di birre buone e superalcolici scadenti è qualcosa che ti rinfranca l’animo.
La sudata cibaria viene fornita da un brattaro (gergo tecnico che definisce uno di quei furgoni che fanno da mangiare) e, sorpresa sorpresa, stiamo parlando di mangiare di qualità! Non credo di aver mai visto un cibo di quel livello in nessun festival che ho frequentato. I panini erano ottimi e, annaffiati con la birra, scendevano che è un piacere.
Ma arriviamo al momento della verità: parte il festival.
Il primo gruppo a salire sul palco sono i Why Goats Why. Il duo austriaco (tutto il bill, SLOWTORCH a parte, era locale) ci prende subito bene. Nel backstage sono simpatici e alla mano e, sinceramente, questo fa pesare molto il giudizio positivo. Il resto è dato da una proposta hard rock di buona fattura. Sono in due e tengono bene il palco e, pur non rientrando al 100% nel gergo stoner (cosa che mi piace, visto che sentire tutte band uguali, con lo stesso riff o la stessa linea di basso mi avrebbe annoiato a morte), non sfigurano e l’energia che ci mettono è contagiosa. Mi godo tutta la performance perché ci sanno fare e, a mio avviso, avrebbero meritato un gradino superiore nel bill. Ma non sono io ad organizzare il festival, quindi mi tengo le considerazioni personali e, come dicono i saggi, “mi faccio i cazzi miei”.

Dopo i Why Goats Why è il turno degli Swanmay. Il confronto con chi li ha preceduti è impietoso sotto molti punti di vista: soundcheck enorme (quasi 40 minuti di noia assoluta, fortunatamente condita da birre), attitudine poco incline a fraternizzare con gli altri e poi quella recensione irritante: suonano meglio dei Black Sabbath e con un cantante che canta meglio di Ozzy. Questo, come potete capire, mi fa girare le palle. Potete toccare tutto, ma non i Black Sabbath. Mi metto nella mia posizione preferita, un occhio sul palco e l’altro sul merch, e ascolto cosa propongono questi nuovi Messia della musica (a detta dei giornali). Dopo aver ritardato ancora il momento di salire sul palco, cosa che innervosisce ulteriormente il sottoscritto, gli Swanmay partono a suonare e, signore e signori, non sono proprio questo spettacolo. Dopo un po’ annoiano e, pur essendo stoner al 100% (cosa che li fa cadere a pié pari in diversi cliché del genere), mi lasciano freddino. Provo a tenere testa alla voglia di andarmene bevendomi un’altra birra, ma poi cedo e radunati un paio di SLOWTORCH ci dirigiamo a mangiare patatine e un panino con l’arrosto di maiale nel ristorante vicino al festival.
Volevo sottolineare che il panino con l’arrosto di maiale, cipolla e kren a 3,50€ è stato imperiale.

Ritorniamo in tempo per sentire il fischio degli amplificatori, ma la performance degli austriaci Swanmay è finita. Adesso tocca agli High Transition, gruppo molto attivo in zona nonché organizzatori del festival. Anche loro non possono certo essere definiti realmente stoner, anzi. Il sound che tirano fuori è qualcosa di più vicino al rock e a qualche riflusso alternative piuttosto che al genere amato dal Grande Capro, ma ci mettono un grande impegno e il pubblico si assiepa davanti al palco. Teniamo presente che ormai è quasi mezzanotte e ci sono veri hardcore che hanno iniziato a bere molte ore prima.
Comunque sia, quel miscuglio di generi forma un sound che alla gente piace e non è raro vedere gente che balla, fa headbanging seguendo i pattern degli austriaci o anche solo supporta il gruppo applaudendo e inneggiando il nome degli High Transition. La band non si risparmia e per tutto il set ci da dentro, mettendoci energia ed evidente divertimento – elementi che scaldano il pubblico e lo preparano per il successivo set degli SLOWTORCH.

Come sempre quando mi tocca parlare degli SLOWTORCH, essendo in posizione molto particolare, riporto in maniera quasi fredda quello che succede fra il pubblico. Non vogliatemene, ma non posso certo dire che con il passare dei minuti (ormai erano le 00:30 quando i ‘Torch hanno iniziato a far tremare le mura della ex birreria) la gente ha incominciato a saltare come grilli e invocare non uno, ma ben due/tre bis. Il sound degli SLOWTORCH è, anch’esso, un ibrido che rientra nello stoner ma anche nel metal/hard rock, quindi categorizzarlo è difficile. Quello che però riescono a far uscire dalle casse, complice l’intervento provvidenziale dell’ex batterista della band dietro al mixer (unitosi alla compagnia festante), è un muro sonoro che per due/tre canzoni prende letteralmente a cazzotti la gente davanti al palco. Il suono è tosto e l’aggressività è elevatissima (ecco cosa succede a lasciare una band in ammollo per ore), energia che i quattro altoatesini sfogano con una performance forse non pulitissima, ma di elevato contenuto adrenalinico. Superato il trauma sonoro, molti del pubblico sono rientrati e lo spazio antistante il palco ha incominciato a diventare pieno di gente contenta e coinvolta dalla musica degli SLOWTORCH. Corna alzate, grida, headbanging selvaggio, donne soddisfatte, richieste di bis, incitamenti e tanti grandi sorrisi. Perché, puttana miseria, ci vogliono anche i sorrisi dopo ore e ore in un posto a ingurgitare birra, mangiare e ascoltare musica. Dopo quasi due ore, fra bis/tris e appelli del singer al pubblico, ecco che il set finisce in un fischio di chitarre e applausi della gente. Chi era venuto per vedersi gli SLOWTORCH in azione è stato ricompensato con un set rovente.

Il post-concerto non lo racconto. Come già all’Happy Ranch, quello che è successo al Tauerngold Festival 2018 rimane al Tauerngold Festival.

Quello che posso dirvi, però, è che è stato un festival organizzato bene, molto tranquillo e con bella gente. Complimenti agli organizzatori (gli High Transition), alle band coinvolte, ai baristi&alle bariste, a chi ha collaborato con il cibo, con le foto e con il suono. Complimenti veramente.

[Zeus]

4 pensieri su “Sudore & alcol – Tauerngold Festival 2018

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