Il canto della sirena. Ozzy Osbourne – No More Tears (1991)

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Ma vi rendete conto che cazzo di dischi sono usciti nel 1991? Che annata epocale per la musica? Prima e dopo il 1991, ecco cosa si può dire. E sì che Ozzy, nel 1991, ci è arrivato grazie al surplus di ossigeno fornito dal biondo Zakk Wylde e all’aiuto provvidenziale di Lemmy Kilmister, se no col cazzo che sfornava No More Tears. Tirava fuori un Ultimate Sin numero 2 e finiva la giostra. Infatti questa stava per inchiodarsi, come quando sei al massimo e finisce la musichetta fastidiosa, e portare ad uno dei celebratissimi (e falsi) addii del Madman più famoso del pianeta.
No More Tears è, senza troppi giri di parole, uno dei migliori dischi di Ozzy dai tempi della doppietta Blizzard Of Oz e Diary Of A Madman. Il Madman suona ispirato e canta come se ne valesse la pena, mentre Zakk Wylde tiene a freno i mille fischi che trituravano il cazzo in No Rest For The Wicked e ci presenta il conto con riff e soli eccellenti e dei fraseggi melodici, ma abbastanza duri da non scadere nel pop melenso, da superare indenni la prova del tempo.
Questo lo dico perché, nonostante siano passati 27 anni dalla sua pubblicazione, quando senti dei brani malinconici come Mama, I’m Coming Home o Road to Nowhere ti viene da cantare a squarciagola fregandotene di quelli che ti stanno accanto – anche perché lo stanno facendo anche loro, quindi c’è tutto un concetto di fratellanza metallica che non ha bisogno di spiegazioni. Tu sai e loro sanno, questo basta e avanza.
Ozzy non è mai stato metal in senso stretto, ha sempre avuto l’attitudine, alcune sonorità e ha dato i natali al genere, ma per farcelo rientrare musicalmente si tira lunga: Ozzy nuota in quel misto fra hard rock, metal (ok, mettiamocelo un po’), rock classico che, mischiandosi, crea la formula Ozzy Osbourne e da quel momento non ci si scappa. In No More Tears il risultato è pressochè perfetto, non replicabile in alcun modo, tanto che già dal successivo Ozzmosis il singer britannico cede e la premiata ditta Madman&Co. non riuscirà più a produrre un capolavoro epocale come quello che state leggendo.
Nel 1991 la band cesella dei chorus talmente perfetti che, pur senza sentirli da un po’, riesci a ricordarteli e, forse accade solo a me, a canticchiarli con quel tono petulante tipico dell’ex singer dei Black Sabbath. Questo è un fattore strano e non credo di replicarlo per altri – per esempio con gli AC/DC limo il tono scartavetrapalle di Brian Johnson in un qualcosa di più papabile.
Se volete un trivia divertente, il buon Bob Daisley figura nuovamente come bassista turnista (quando Ozzy si doveva cercare una spalla fidata, andava direttamente su Bob) e, come è successo millemila volte, l’ha inchiappettato a sangue. Povero Daisley, anni e anni a fidarsi del Madman e, per lo stesso periodo di tempo, essere preso in giro dal terribile duo Osbourne – Arden.
In fin dei conti No More Tears è un disco che sta lassù, nell’Olimpo dei CD intoccabili, di quelli che devono essere sentiti almeno una volta nella vita. Perché vivere senza farsi esaltare dall’attitudine rock di I Don’t Want To Change The World o da “caciaronate” come Hellraiser o Zombie Stomp  è l’equivalente di mangiarsi le Fonzies e non leccarsi le dita: vivi solo a metà.
[Zeus]

2 pensieri su “Il canto della sirena. Ozzy Osbourne – No More Tears (1991)

  1. Pingback: Nel 1998 è uscito un disco che vi cambierà la vita… Iron Monkey – Our Problem – The Murder Inn

  2. Pingback: Motörhead – Snake Bite Love (1998) – The Murder Inn

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