From Sweden to… – In Flames (1998 – 2002)

Dopo la pubblicazione del fondamentale Whoracle, gli In Flames subiscono la prima grande rivoluzione nella line up. Björn Gelotte passa dalla batteria e diventa chitarrista (al posto Glenn Ljungström) e Peter Iwers prende il posto di Larsson al basso, mentre alla batteria si siede Daniel Svensson, dando vita alla line up più longeva della storia degli svedesi (ad ora).  Il primo disco in studio è del 1999 ed è Colony.

Risultati immagini per in flames colony

Questo LP non sono mai riuscito a farmelo piacere veramente e, onestamente, non so bene il perché. Si sente un cambio di rotta, ma non in maniera così drastica come in Clayman, il vero album di rottura degli In Flames. Colony parte bene con la doppietta Embody The Invisible Ordinary Story, ma sono canzoni meno intriganti che nel passato. Manca qualcosa e, forse, è il riffing o l’impatto, ma non si riesce a capire cosa stona in questo disco. Fridén incomincia a manifestare un declino netto nelle capacità di growl e si adatta a fare uno scream stentato e spesso passa ad altre tonalità (o filtri vocali) per coprire una difficoltà generale nell’offrire qualcosa di meglio di un singer, in questo caso, mediocre. Fra tutti i dischi degli In Flames, quelli belli (periodo iniziale fino a Whoracle) e quelli brutti (incominciano con Soundtrack e Reroute), Colony è l’unico CD della band svedese che mi lascia indifferente.
Giusto per non smentirsi in termini di etica di lavoro, gli In Flames, ad un anno esatto Risultati immagini per in flames claymandall’uscita di Colony, presentano il successore: Clayman. Uscito nel 2000, questo disco sembra la preistoria della band. Ci credereste quando dico che, rispetto a quello che ci presenteranno in futuro, Clayman è un gran disco? In sé, questo CD è la rottura totale con quello che erano e quello che diventeranno. Si nota già il cambio di rotta musicale e, soprattutto, l’introduzione del cantano lamentoso di Fridén. Basta growl o scream, adesso siamo all’uso e abuso di tutti i sottogeneri dello scream mischiato con parti recitate, parlate e l’onnipresente raddoppio di traccia vocale (pulita + scream). Clayman non può più considerarsi un disco di swedish death metal, non ne ha le caratteristiche: ormai stiamo parlando dei primi passi verso il melodic metal e il metalcore del futuro venturo. Ci sono alcune melodie azzeccate e, pur non essendo Moonshield o Gyroscope (per fare degli esempi), sfido voi a non farvi prendere dal ritmo saltellante di Only For The Weak. Perché di questo stiamo parlando per gli In Flames del 2000: di un gruppo che ormai sta riscrivendo il suo modo di suonare e che cerca il chorus vincente in una forma canzone stabile, senza un minimo di avventura o sorpresa. Se lo si prende come colonna sonora mentre stai facendo altro, ecco che Pinball Map o Bullet Ride son piacevoli e non ti annoiano, ma l’emozione vera, quella di quando parte una canzone di The Jester Race o Whoracle, è tutta un’altra cosa.
Ripeto una cosa però: Clayman è un grande disco se paragonato allo sfacelo che ci prospetteranno nel corso degli anni, quindi qualche buono spunto ce l’ha.
Ormai è tempo e dopo cinque dischi in studio, è necessario buttare fuori un live: detto,Risultati immagini per in flames tokyo showdown fatto. Nel 2001 esce The Tokyo Showdown e, anche in questo caso, stiamo parlando di un best of che sigilla, su plastica, il passaggio dalla prima epoca (ormai romantica per noi vecchiardi) a quella nuova, dove la band svedese pesca, bene, nel grande mare dei giovani metalhead mondiali. Il live in Giappone è un must, chiedetelo un po’ agli Arch Enemy. Anche in questo caso, però, il prodotto finale è buono (visto in retrospettiva) ma pericolante. Aver spostato l’attenzione sugli ultimi tre dischi fa capire l’atteggiamento di Fridén&Co. nei confronti del loro passato ma rispetto a quello che ci cacceranno in gola nel 2005 (Used & Abused), vi posso garantire che è oro che cola
Finiti gli obblighi contrattuali e la necessità di testimoniare “live” il percorso sonoro della band, gli In Flames possono ritornare a produrre dischi in studio e, nel 2002, ci fanno avere Reroute To Remain. E, cazzo, stiamo parlando del primo esempio di schifo che gli In Flames ci hanno rifilato nel corso della loro storia recente. Potrei rimestare la merda col Risultati immagini per in flames reroute to remaindito e dirvi che, in effetti, rispetto a dischi come Battles, questo Reroute To Remain è un “Signor Disco”, ma se leggete TheMurderInn voglio sperare di non dovervi inculare con simili stronzate. Vero? La svolta del sound è talmente evidente, talmente americana, da storpiare il significato stesso di In Flames. E smettiamola di prendere Jesper come martire della causa, il buon Strömblad è comunque complice di questo assassinio e non lo scuso. Il paradosso è che gli svedesi hanno cercato di entrare in America suonando americano e non come “sé stessi”. Voi direte, e il paradosso? Questo sta nella popolazione metallara USA (quella che spaziava fra emo/screamo/metalcore etc) che guardava alla Svezia, e spesso agli In Flames stessi, come metro di paragone. Copiare chi ti sta copiando, a casa mia, è da considerarsi una fucilata nelle palle. Per smettere di essere aggressivi, veramente aggressivi e non solamente “a volume alto”, il trio Strömblad-Gelotte-Fridén decide di virare su un sound muscolare, molto melodic metal, con enormi artifici elettronici e di mettere Fridén nella condizione ideale di “evitare totalmente di sembrare growl” quando canta. Sentitelo mentre fa finta di essere estremo e non lo è ma, e lo dico sinceramente, il risultato lo porta a casa (almeno per il pubblico USA, non per il sottoscritto). Ad aggiungere beffa su beffa, c’è Metaphor. La prima volta che l’ho sentita ero molto distratto e, vi posso assicurare, mi son chiesto se avevo messo l’ipod in modalità casuale. Infatti mi son chiesto: perché cazzo mi son partiti i Red Hot Chili Peppers? Subito seguita da: Io non ho i RHCP sull’ipod! Guardo lo schermo e vedo la scritta In Flames – Metaphor. Il dubbio che ci sia qualcosa profondamente sbagliato in questa associazione mentale, In Flames – Metaphor – RHCP, continua a tormentarmi ancora oggi.

Posto il video di Trigger (da Reroute To Remain) unicamente perché è divertente e si vedono due band allo sbando nello stesso filmato: In Flames e Soilwork.