…And the Circus Leaves Town – Kyuss (1995)

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Ad un certo punto doveva pur finire, no? Lo sapevano tutte le parti coinvolte, non c’era niente da fare e niente dietro cui nascondersi. Succede anche nelle relazioni, figuriamoci se non capita ad una band che, nel giro di pochissimi anni, ha rivoluzionato un sound e l’ha portato ad una delle sue definizioni classiche: lo stoner. Definizione, questa, che è talmente legata al nome della band, i Kyuss, che ormai i gruppi di genere sono classificati come “alla Kyuss” o altro.
Non male come impatto nel mondo.
…And the Circus Leaves Town fotografa la band nel suo momento di down, dopo l’euforia perfetta di Sky Valley la band americana è scesa, inesorabile, verso la sbornia. Idee ne ha, ma sono idee da post-sballo, da giorno dopo. Lo sanno anche loro, soprattutto Josh Homme che, da lì a due anni, deciderà di mettere in cantina i Kyuss e far esordire i Queens Of The Stone Age. Ecco perché questo disco del 1995 è un testamento, una fotografia slabbrata di quello che erano diventati e che, per l’ultima volta, cercavano di riproporre con l’ostinazione tenace dei musicisti.
Il disco non è male, ma gli manca la magia. Il problema sta nei particolari, in soluzioni che stonano: El Rodeo mi ha sempre disturbato un po’, non chiedetemi perché, non saprei spiegare se è la chitarra iniziale che mi lascia perplesso e poi il proseguo mi piace o è la chitarra iniziale a piacermi e poi il resto… boh. Il fatto è proprio questo, dove prima si avevano dischi interi ascrivibili sotto il termine “cannonata”, in AtCLT si vanno a formare dei nuclei d’eccellenza, io adoro Phototropic o Spaceship Landing (scelte scontate ok), e poi dei momenti in cui il loro stoner regge meno, rispecchiando una caduta nell’ispirazione generale (Hurricane ha il tiro, ma non regge l’essere l’opener del disco o The Ol’Boozeroony – questa stoner in senso stretto, ma che si perde e non prende odore di buono&giusto come accaduto nel passato).
In AtCLT i germi dei QOTSA sono presenti e, seppur nessuno lo voglia ammettere, è il virus che ucciderà i Kyuss. Una polmonite senza speranza, la febbre spagnola del caso. Sia chiaro, i QOTSA, all’inizio, erano una bomba… poi hanno incominciato a perdere la bussola – mi correggo, Josh Homme ha perso la bussola e così anche la sua protuberanza musicale.
E così …And the Circus Leaves Town si arrampica fino alla fine, fra linee più dirette e qualche inserzione nelle lande più psichedeliche (potremmo farci ricadere dentro Size Queen), fra un Garcia meno ispirato del solito e un sound che è lucido e potente, tanto da non nasconderti quelle rughe che, ormai, hai capito esistere.
Il titolo era profetico e, visto a posteriori, il più giusto possibile: la festa è finita, è ora di andare a fare casino da un’altra parte.
[Zeus]