Misantropi di tutto il mondo, unitevi! For I, the Misanthropist degli Human Serpent (2018)

Risultati immagini per human serpent for i the misanthropist

Contro il solleone che che ci ha massacrato per gran parte di luglio e agosto, direi che l’unico rimedio possibile è quello di rinchiudersi in una buca nel terreno e buttare su musica terribile, oscura e brutta quanto basta. Vade retro positività e vade retro attitudine al cambiamento! Con gli Human Serpent si parla sempre e solo di disgusto verso l’umanità intera e, guardando quello che è successo, potete dare torto ai greci?
For I, The Misanthropist prosegue il discorso iniziato con Inhumane Minimalism e quindi un suono che va dritto al sodo, martellando senza pietà con riff soffocanti e reiterati, circolari si potrebbe dire. Le vocals sono degli scream incomprensibili, torturati e che si sfaldano contro il muro d’acciaio sollevato dalla sezione ritmica (a cura di I.) e dalla chitarra di X. (responsabile anche del basso e delle stesse vocals).
Già con la title-track si nota che il riferimento è sempre quello dei Sargeist, infatti il finale che puzza quasi di rock ti fa andare a ripescare le soluzioni più easy dei finnici. Quello che piace nella proposta degli Human Serpent è la capacità di instillare il germe del black metal, non negandosi la possibilità di creare ritmiche che hanno un groove efficace, così distante dal mero tripudio di riff concentrici zanzarosi (che ci stanno, sia chiaro, ma non è quello che stanno cercando di creare questi greci). Se vogliamo trovare qualche paragone diverso dalla band di Shatraug, allora possiamo andare a parlare degli Mgła e non spariamo troppo distante (sentitevi, per esempio, Temple Of Despair The Scars Of Millions – tracce che richiamano in maniera abbastanza esplicita quanto fatto dai polacchi).
Una cosa è certa, però, se volete trovare misantropia e velocità, allora For I, The Misanthropist è il disco che fa per voi. Non manca nessuna delle due caratteristiche sopra citate, quindi ecco che i titoli riflettono odio e schifo (Deep Seated Pessimism, Blessed is the Man who expects nothing), le parti veloci con i tupa-tupa a go-go e il dinamismo fornito dalla batteria di I., capace di guidare la barca greca con buone soluzioni, anche quando solleva il piede dal doppio pedale e dal blast beat selvaggio e si riserva di creare pattern efficaci, più semplici e spezzano l’eventuale monotonia di un brano altrimenti privo di necessari sfiati (…To Son Of Nothing).
La solita copertina con le facce mosse e spettrali è il trademark della band, un atto necessario per definire quanto inutile è l’essere umano.
I greci Human Serpent sono arrivati preparati alla prova del terzo disco, quello che solitamente è lo spartiacque fra l’ingenua e arrembante violenza dei primi dischi e l’inevitabile maturità e le possibili difficoltà nel songwriting. I tre anni passati da Inhumane Minimalism hanno fatto bene alla band che, non trovandosi costretta a buttar fuori dischi a cadenza annuale, ha potuto tirar fuori un disco convincente.
[Zeus]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...