Alter Bridge – The Last Hero (2016)

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C’è una certa similitudine fra gli Alter Bridge e i Foo Fighters, secondo me. Entrambe le band nascono sulle ceneri fumanti di due band molto conosciute, ok i Nirvana hanno avuto un impatto decisamente diverso sul panorama musicale rispetto ai Creed; entrambe le band riescono a riempire gli stadi, sia gli A.B sia i Foo Fighters hanno un piede nel grunge stesso (Myles Kennedy era il leader dei Mayfield Four – “grunge” di seconda fascia) e con buona pace di Tremonti, leader degli Alter Bridge, è il frontman Myles a condividere con il gigione Dave Grohl il ruolo di catalizzatore degli sguardi e delle attenzioni dei media.
I paralleli si sprecano, secondo me. Ma manca ancora il vero punto forte, il piatto principale: le due band americane condividono lo stesso concetto di hard rock da stadio carino e mai realmente cattivo/aggressivo. Gli album piacciono perché scorrono bene, senza intoppi, senza prenderti a badilate nei denti.
Certo, le chitarrone grosse, negli A.B., ci sono. Logico che la produzione è quella pompata, così pulita e splendente da essere invidiabile. Persino quando li ascolti su marcissimi mp3, senti distintamente tutti gli strumenti e le particolarità; pensa te se li sentissi dall’Hi-Fi di casa.
Il problema è proprio questo, cazzo. Gli Alter Bridge suonano, e molto, ma sono l’aperitivo analcolico da servire quando hai da intrattenere gente che ti dice “ascolto musica dura” e tu, con una spada nel costato, sai benissimo che il suo “musica dura” non si avvicina neanche a volerlo al tuo concetto di “heavy metal o extreme music”. Per questo motivo nascondi con garbo la maglietta degli Inquisition o di chi volete e metti su gli Alter Bridge che, ad orecchio, hanno il giusto mix fra chitarre pesanti, melodie bubblegum e percentuale easy listening che ti permette di sfangarla coi succitati ospiti e gli sguardi tristi e sconsolati della sua ragazza che ti guarda come se ti stessi accoppiando con il loro cane mentre stai bevendo sangue umano e bestemmiando Dio, la Madonna e tutti gli dei del Pantheon mondiale.
The Last Hero, ultimo album in studio della band, non si discosta dal discorso che ho appena fatto. Solito mix di suoni, melodie e composizioni che suonano hard rock (senza dubbio), ma che non incidono l’animo. E sì che le linee vocali di Myles Kennedy, ormai presente in ogni dove (anche grazie alla fortunata collaborazione con Slash), non sono proprio male. Sentitevi cose come Show Me a Leader My Champion e capite cosa intendo, i chorus vi rimangono in testa e sono perfettamente studiati.
Peccato che, passate un paio d’ore, non mi ricordo un cazzo di quello che ho sentito. Le canticchio sul cesso, sotto la doccia o lavando i piatti ma appena il cervello si sconnette un secondo mi perdo. Niente da fare, melodia scomparsa e il motivetto sotto era…
Vorrei aggiungere ancora una cosa, e non lo faccio come forma di crudeltà ma per mera volontà di condividere con me il mio tormento: vi rendete conto che vi tocca sorbirvi ben 14 episodi della stessa formula verse-chorus-verse? 14 canzoni che procedono, più o meno, nello stesso modo – partenza ruvida e poi chorus melodico (From The Cradle To The Grave etc etc) o la ballatona strappamutande e poi il chorus da stadio (You Will Be Remembered)!
Ripeto in modo da non essere frainteso: gli Alter Bridge fanno il loro sporco lavoro e lo fanno bene. Le canzoni ci sono e riempiono gli stadi, come con i Foo Fighters. Il problema sta tutto che sono brani troppo educati e, questo, me li fa dimenticare.
[Zeus]

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7 pensieri su “Alter Bridge – The Last Hero (2016)

    1. Non è una critica, sia chiaro. Non sono la mia band preferita, ma ho sentito quasi tutti i dischi e li ascolto quando ho voglia di cosette leggere “tanto per” mentre lavo i piatti o passo l’aspirapolvere eheh.
      Il resto niente, ma i miei gusti sono diventati un po’ strani.

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  1. Pingback: Machine Head – The Burning Red (1999) – The Murder Inn

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