Sesso, Satana e malattia mentale. Belphegor – Bondage Goat Zombie (2008)

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Questo disco l’ho ricevuto a seguito di uno strano rapporto lavorativo che mi vedeva pubblicizzare un’attività commerciale in cambio di attività predatorie su dischi della stessa attività commerciale. Il rapporto non è durato moltissimo, anche perché la capacità attrattiva dell’attività di pubblicizzazione era minima (era un momento difficile dato dalla chiusura di sempre più negozi di dischi a fronte dell’aumento del download selvaggio) e, dall’altra parte, i dischi che mi arrivavano stavano incominciando a peggiore di qualità in maniera a dir poco imbarazzante.
Nella seconda metà di questa bislacca storia lavorativa, mi arriva fra le mani il demo CD dei Belphegor – band che si sente vicina anche per via della vicinanza fra la mia Provincia e il fu glorioso Impero Austro-Ungarico. Nel 2008, quando ho messo le grinfie su Bondage Goat Zombie, gli austriaci di Salisburgo erano attivi da 15 anni e avevano fatto uscire 6 dischi ufficiali. Non poco, tenendo conto che il precedente CD in studio era il pregevole Pestapokalypse VI. Quindi le premesse per un prodotto decente c’erano tutte, soprattutto sapendo che il buon Helmuth ha la capacità di coniugare bucoliche e poetiche immagini che rimandano alla tradizione Pornhub con anal, satana, tette, morte, distruzione, bestemmie, malattie e perversità. Quello che ci vuole, a mio parere.
Prendendo spunto da un moderato pensatore qual’era il Marchese De Sade, Helmuth e Serpenth tirano fuori nuove tracce di blackned death metal in cui i suddetti #tag sono rispettati appieno. Perversità sessuali (Sexdictator Lucifer) e bestemmie ai santi (Stigma Diabolicum) in un’unica traccia e tutti a casa contenti. Più o meno, se vogliamo fare i pignoli.
Pur apprezzando tutti i contenuti linguistici, sia inglesi che teteski del malatissimo Helmuth, Bondage Goat Zombie non brilla in maniera particolare. Ci sono momenti di improvvisa illuminazione e la canzone picchia come un fabbro cornificato dalla moglie, ma in altri momenti la violenza gira a vuoto e, quando questo succede, anche impalamenti (The Succubus Lustrate) e maledizioni ai morti diventano meno imponenti e deflagranti. Non so se mi sono spiegato. La violenza verbale deve essere assecondata dall’efficacia musicale, se no si finisce per tirare avanti la carretta con brani blasfemi, ma in cui non c’è un’oncia di brutalità musicale ben mirata alle tue palle.
Mettere nello stereo i Belphegor, rimette a posto il karma visto che equilibra tutte le visioni di gattini coccolosi e cagnetti pucciosi che si vedono in facebook o sulle piattaforme che frequentate, ma comunque mi aspetto sempre qualcosa dalla band. Qualche scintilla in più, sicuramente. In B.G.Z. ci sono poche vere variazioni sul tema (non mi aspettavo rivoluzioni Copernicane, porco il mondo, lo capisco anche io che i teteski non è che devono fare gli Yes) e tutto il disco vive sullo stato di grazia dato dall’aver dato nuovo lustro al bondage e alla dominazione in ambito black/death.
Un po’ poco se vogliamo dirla tutta.
Faranno di meglio nel futuro, cambiando ancora il suono e lustrando ancora di più le lyrics per immettere ancora più categorie porno nel sound e ancora più bestemmie da far piangere sangue a Gesù.
I Belphegor sono una garanzia sotto questo aspetto.
[Zeus]