Canne, eroina e vino bianco. Superjoint – Caught Up in the Gears of Application (2016)

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Il dovere morale di Phil Anselmo di far uscire prodotti su prodotti con un indice di lercità altissimo (I.D.L – nuovo parametro di giudizio) è un punto su cui non si può discutere. La volontà feroce, senza compromessi, di far uscire prodotti che intrigano innanzitutto l’ex leader dei Pantera è qualcosa con cui bisogna confrontarsi e il nuovo disco dei Superjoint (ex- Superjoint Ritual) rientra pienamente nel concetto di musica accattivante prima di tutto per il buon Phil.
Caught Up In The Gear Of The Application (C.U.I.T.G.O.T.A. da ora) esce a 13 anni dal precedente A Lethal Dose Of American Hatred e molte cose sono cambiate, una su tutte l’approccio del singer di New Orleans alla musica e alle sonorità della sua voce. Le melodie vocali non esistono quasi più, il nuovo stile è orientato su un belluino ululato che sfocia nel growl (Scour) o si assesta su vie intermedie (come qua o con i suoi Illegals) e questo fattore è da tenere in considerazione quando si parla della musica del nuovo disco dei Superjoint. Oltre a questo fatto, però, c’è da dire che l’aver rivoluzionato per 2/5 la line-up originale con membri della sua band solista, ha portato ad una commistione fra il sound dei Phil Anselmo & The Illegals e quello che producono, adesso, i Superjoint. Non dico che sono uguali, sia chiaro, ma ci sono dei punti di contatto.
C.U.I.T.G.O.T.A. com’è?
Un disco che inizia con delle botte micidiali, senza dubbio le migliori canzoni del disco: dalla prima fino a Sociopathic Herd Delusion sono delle bombe che mischiano hardcore e southern metal e che noi poveretti chiamiamo sludge. Dopo Sociopatic…, la band inserisce i pezzi meno immediati e/o più lunghi (Circling The Bait, Clickbait, Receiving No Answer To The Knock sono le canzoni più lunghe del disco e, condensate di un minuto buono, sarebbero state più fruibili e meno dispersive) e incomincia a perdersi. Dove Asshole non è altro che una canzone sui generis, Mutts Bite Too è un rigurgito personale di Phil Anselmo (leggetevi il testo), ma non vi rimane granché a parte le reiterate ripetizioni del titolo e Right The Fight è un filler evitabile.
Dopo 13 anni, cazzi&mazzi vari per il singer americano e una band per molti versi nuova, questo Caught Up In The Gear Of The Application è un disco soddisfacente a metà, che ti fa venire voglia di uscire per strada a cazzo duro per i primi cinque pezzi e poi ti lascia un po’ interdetto nella seconda metà. Rispetto ai primi due LP a nome Superjoint Ritual, questo disco è zoppo e un figlioccio non proprio perfetto, ma quei cazzo di primi cinque brani sono realmente validi.
[Zeus]

4 pensieri su “Canne, eroina e vino bianco. Superjoint – Caught Up in the Gears of Application (2016)

  1. Pingback: Bill&Phil, Songs of Darkness and Despair (2017) – The Murder Inn

  2. Pingback: Philip H. Anselmo & The Illegals – Choosing Mental Illness as a Virtue (2018) – The Murder Inn

  3. Pingback: Machine Head – The Burning Red (1999) – The Murder Inn

  4. Pingback: Finire in tristezza. Pantera – Reinventing the Steel (2000) – The Murder Inn

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