From Sweden to… – In Flames (2009 – 2017)

Abbiamo lasciato questa rubrica con il disco A Sense Of Purpose e, quindi, con il primo grande cambiamento della storia e cioè l’abbandono/cacciata del fondatore della band Jesper Strömblad). La novità è quella di procedere con la formazione a quattro e assoldare il collaudato Engelin come chitarrista live.
Risultati immagini per in flames sounds of a playground fadingIl primo parto della nuova vita degli In Flames si chiama Sounds Of A Playground Fading ed è un disco del 2011. Per chi aveva sperato in un “rinsavimento” della band grazie allo scossone dell’abbandono del chitarrista, rimarrà deluso sotto molti punti di vista. Chi aveva visto nel futuro degli In Flames un cambio melodico, screamo/emo/metalcore, qua troverà pane per i suoi denti. Ma per chi aveva imparato ad apprezzare le canzoni, i suoni, l’energia degli svedesi, Sounds Of A Playground Fading è un pugno in pieno volto. Le canzoni non vanno da nessuna parte e hanno come canone comune quello di essere lamentose, leggere e senza il minimo nerbo (e quando tentano di fare i cattivi, ecco che sembrano scarti di Come Clarity, non inseriti in quel CD per un ben preciso motivo: perché non validi). Fridén ormai ha intrapreso la via di un clean sporco che, a tutti gli effetti, si staglia bene su un prodotto che non è niente di più che un giocattolino per adolescenti complessati (sentitevi The Attic). Forse chi ha iniziato ad ascoltare metal in quegli anni può apprezzare questa versione degli In Flames, per me sono un dead man walking che non produce una canzone memorabile in 50 minuti di musica!! Ci vuole del talento anche per fare questo, glielo riconosco.
Passano tre anni, la band ritorna sul luogo del misfatto e non doma di averci fornito un disco modesto, poppy e fatto apposta per piacere ai bimbiminkia di MTV, ci dona un Risultati immagini per in flames siren charmsnuovo spunto di riflessione su cosa sono diventati. Siren Charms esce nel 2014 e capisci che tutto quello in cui credevi sta letteralmente andando a puttane. Il disco è senza ombra di dubbio peggio di S.o.a.P.F. In questo non c’è niente di salvabile, qualche riff forse? Qualche melodia? Ma stiamo parlando di piccolezze in un mare di musica che non ha un briciolo dell’aggressività o di qualche componente di buon songwriting come, senza tornare ai fasti passati, dello stesso Come Clarity. Non so come fare a sottolineare il fatto che stiamo incominciando a rivalutare dischi post-2002. Questo è il metro di paragone, non più qualcosa di realmente forte, intrigante e capace di colpirti. No, stiamo ragionando su brani come In Plain View, della pochezza abissale di Everything’s Gone, la bruttura conclamata di Rusted Nail o degli inquietanti occhiolini alle classifiche di Billboard/MTV di Paralyzed (nonché canzone che trasuda nulla da tutti i passaggi). Se poi teniamo presente che Fridén si ostina a trascinarsi nei meandri del clean e che la title-track vaga senza incidere – tutti danno l’impressione di suonare con il freno a mano tirato, Svensson su tutti). When The World Explodes potrebbe suonare come gli In Flames del periodo Soundtrack… (pur senza elettronica accentuata), ma poi ammosciano tutto con l’intervengo di Emilia Feld.
Sinceramente non so più cosa dire su questo disco, ma sono già tante parole rispetto a quello che seguirà. E, con puntualità, dopo due anni ecco il successore di Siren Charms.
Risultati immagini per in flames battlesHo già avuto modo di parlare di questo disco nella recensione ad hoc, ma visto che stiamo procedendo con ordine, dico qualcosa che su Battles. La quantità di bruttura inserita in questo CD è qualcosa da Guinness dei primati. C’è poco da fare, sono passati due anni e continuo a ritenere merda questo disco. Perché considerarlo brutto e degnarlo di più mi sembra un atto di spregio nei confronti di chi, su TMI, vuole qualcosa di più di una semplice spolverata di buonismo e recensioni falsamente professionali. Ormai il duo Gelotte-Fridén è lanciatissimo verso un paradiso americano che non sarò certo io a rimproverargli, ma cristo di un Dio, mi fate il favore di eliminare la scritta In Flames dalla cima di ogni CD? Io lo chiedo perché questo Battles è il sottoprodotto di una band che di essere sé stessa non ha più voglia. The American Dream ha corrotto anche gli svedesi e quindi ecco i coretti (The Truth), le cose da emo-core, le tamarrate lagnose (Like Sand, giusto per dirne una) e da supermercato. Basta, non degno altro tempo a questo disco e passo oltre.
Un anno dopo, ecco il colpo di grazia finale: Down, Wicked & No Good, l’EP di cover Risultati immagini per in flames down wicked and no gooddella band precedentemente conosciuta come In Flames. Anche di questo EP ho fatto una recensione non tanto tempo fa, e non mi sposto tanto dal giudizio che avevo dato. L’EP di cover è sempre un momento di divertimento della band stessa, un momento in cui smettono di comporre cose originali e omaggiano canzoni/gruppi che adorano. A volte è il segnale di una crisi compositiva, ma non credo questo sia il caso: gli In Flames, in crisi totale, ci sono da anni. Le cover sono prodotti americanizzati, perfetti per il mercato a stelle e strisce e quindi con una personalità pari a poco. Devo entrare nelle radio, nei supermercati e negli ascensori. Non c’è posto per nient’altro. Quindi i Depeche Mode suonano più loffi della cover fatta ai tempi di Whoracle e Hurt non ha il drive emotivo dell’originale o della cover di Johnny Cash. Down In A Hole è rifatta pulita pulita, ma essendo un pezzo brutale sulla droga non riesce bene se staccato dalla personalità deviata del tossicomane. Wicked Games è perfetta per gli In Flames 2018, c’è poco da fare.
Io non so cosa aspettarmi dal futuro della band, questo ve lo dico già adesso. Ero un fan e le uscite le aspettavo con interesse, poi gli svedesi hanno pisciato fuori dal vaso ed ecco che aspetto i dischi con un terrore incredibile, come se da un momento all’altro dovesse chiamarmi il commercialista e dirmi: devi pagare le tasse.
Non è una bella sensazione.
[Zeus]

Annunci