Ophaned Land – The Never Ending Way of ORWarriOR (2010)

The Never Ending Way of ORwarriOR.jpg

Torno un po’ indietro nel tempo, circa 8 anni, perché nella selezione casuale di iTunes mi è tornato fuori questo disco degli Orphaned Land. Ammetto che la traccia era l’iniziale Sapari, una delle canzoni più accessibili del disco grazie ad un mix di elementi che la rendono assimilabile. Preso dalla curiosità di sentire questo CD, cosa che non facevo da diverso tempo a questa parte, ho lasciato scorrere tutto l’album degli israeliani e mi son chiesto: “ma quanto dura?”. Questo è il vero problema di The Never Ending Way of ORWarriOR: è un mattone. La band ci impiega 78 minuti per arrivare alla summa di tutto e ad un certo punto si incomincia a boccheggiare e, ormai lo sapete, io con il progressive ho un rapporto decisamente strano e poco lineare. Le composizioni in sè sono intriganti, viaggiano sul death metal progressivo, quello con tanto di stacchi derivanti dal vicino Medio Oriente, e non si limita a sondare lo spettro del metal per proporre la sua musica, ma arriva a lambire anche ambiti più folk per testimoniare la capacità di riprodurre, in forma moderna, un sound proprio di una terra. Questo è quello che succede in molte delle tracce presenti su questo CD: la band rielabora, nelle sonorità ma soprattutto nei testi, passi della Bibbia o del Corano per abbracciare, idealmente, lo spazio insormontabile fra due religioni e due popoli.
Il risultato, però, spesso è troppo complesso e pesante da sopportare. Il death metal funziona, ma avendolo appesantito con incursioni di prog (si potrebbe fare un paragone con gli Opeth in certi momenti) ecco che l’impatto, la classica botta, risulta smorzata a favore di una componente più cerebrale che, al sottoscritto, non garba molto.
Questo il motivo, presumo, per cui ho fatto passare una cosa come 7 anni dall’uscita del disco (e prima recensione) a questo nuovo sporcare il video di parole. Sette anni senza sentirlo per intero e/o approcciarsi di nuovo all’opera degli Orphaned Land.
Sono intellettuali, perfetti, illuminati e sicuramente gente più dotta del sottoscritto troverà in queste tracce un motivo di rinnovata fiducia e/o un punto di partenza per un genere il prog-death. Chi saprà reggere l’impatto con il genere e il minutaggio, riuscirà, ne sono certo, ad apprezzare le sfumature e tutto il lavoro dietro la consolle di Steven Wilson (ex Porcupine Tree). Tutti elementi, questi, che uniti insieme formato i presupposti per un disco da ascoltare e tenere fra quelli cari.
Io non sono più fra quelli, mi dispiace. Mi ascolterò una traccia qua e là (Sapari è, e continua ad essere, una traccia che mi ascolto per puro piacere, From Broken Vessel o altre), ma per l’esperienza completa di The Never Ending Way of ORWarriOR probabilmente passerranno altri 7/8 anni.
[Zeus]

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Un pensiero su “Ophaned Land – The Never Ending Way of ORWarriOR (2010)

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