Corrosion of Conformity – Wiseblood (1996)

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Dopo aver tirato fuori un capolavoro come Deliverance, uno di quei dischi con una percentuale di singoli pro canzone che fa paura, i Corrosion of Conformity si prendono i due anni canonici di tempo per uscirsene con Wiseblood. Non poteva uscirne una versione due, troppo perfetto il primo per poterne recuperare l’indole, così meglio acchiappare quanto di buono poteva essere replicato e poi buttarci dentro più spinta.
Meno singoli potenziali e un disco che vive sulle sue gambe, cercando di scappare dall’ombra extralunga del suo predecessore, Wiseblood non l’ho mai ascoltato troppo. Motivazione? Penso questione di imprinting, una volta che ti prendi una sbornia con l’LP del 1994, come fai ad arrivare sereno a questo?
Mea culpa, sia chiaro, perché qua dentro le chitarre ci sono e il southern è meno presente rispetto a prima (si sente che, nel periodo, Pepper era anche in piena cazzodurite con i Down), ma non per questo le canzoni sono inferiori. Hanno solo un appeal diverso rispetto a Deliverance, perché chitarre come quelle di Wiseblood non le trovi di certo nel 1994. La mia opinione, come sempre, non vale un cazzo perché le statistiche dicono che Wiseblood è il disco dei CoC che ha venduto di più in assoluto (a parte il recente No Cross No Crown).
Sembra quasi che il quartetto americano si sia sfogato, ripulendosi l’anima dai troppi germi Lynyrd Skynyrd per riprendere la strada verso un metal più diretto (King Of The Rotten o Long Whip/Big America), tanto che anche quella che poteva diventare una ballad melensa si elettrifica (Goodbye Windows) e poi lascia spazio alle ritmiche a singhiozzo di Born Again For The Last Time. Il cambio è così significativo che, paradossalmente, la traccia più vicina alla sensibilità 1994 è Drowning in a Daydream e, nel contesto, ci perde addirittura.
Non credo ci sia bisogno di fare un track-by-track, visto che stiamo parlando di un disco uscito 22 anni fa e che non è certo passato inosservato (qualcuno ha menzionato un certo James Hetfield come backing vocals su una delle tracce del disco? Nessuno ancora?).
Che poi, se vi guardate la copertina senza prendere alcuni dei segnali massonici che ci hanno messo sopra, ma vogliamo parlare dell’attitudine bestemmiatoria che si porta appresso? Lo vogliamo dire che ci sono due mani giunte che invocano la divinità Maiale?!
Perché qua stiamo giungendo a livelli di poesia recondita che solo una serie come Preacher può raggiungere (sì, sto parlando dell’episodio in cui il porco vola e il villaggio nell’est asiatico si inchina di fronte al porco volante, trasformandolo in un dio). Per me, oltre alla musica, ci sono anche questi aspetti da sottolineare: stiamo parlando, pur sempre, di attitudine metallica.
Il livello di paradosso temporale si chiude con la canzone Fuel, uscita un anno prima dell’omonima canzone dei Metallica (pubblicata sul terribile ReLoad) ma con una botta che quella dei ‘tallica spostati.
Un disco, Wiseblood, che va tenuto e ascoltato una volta all’anno. Lo considero un gradino inferiore a Deliverance, ma ha un gran cazzo di tiro sto album.
[Zeus]

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