Behemoth – Pandemonic Incantations (1998)

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Il 1998 è un anno di passaggio anche per i polacchi Behemoth. Già con il precedente Bewitching The Pomerania, e l’ingresso di Inferno dietro al drum-kit, il sound si era spostato dal black metal ad una forma imbastardita di death e black metal. Con questo Pandemonic Incantations la progressione verso il sound che i Behemoth hanno oggi si fa sempre più deciso. In Pandemonic Incantations, infatti, non si può ancora parlare di blackned death metal tout-court, ma neanche di black metal vero e proprio, siamo nella zona grigia fra i generi e Nergal arriva a registrare un disco con i contro-coglioni. Già, perché prima di arrivare a Satanica è qua che si intravvedono i prodromi del sound possente, dalle influenze provenienti direttamente dal Medio Oriente e le strutture più complesse, quasi progressive, del suono dei polacchi.
Questo è quello che risalta del disco, le strutture. Non c’è velocità assoluta, anche se la batteria di Inferno sembra rispecchiare in maniera piena il suo nome: doppio pedale come se piovesse, un tappeto senza soluzione di continuità, e un dispiego di piatti importante e preponderante. Le strutture, come detto, sono particolari: hanno break, ripartenze, parti veloci e mid-tempo, come se ci fosse una sorta di schizofrenia controllata in tutto il disco. Il risultato è convincente? Diciamo che arriviamo al 70%, ha un suo perché, ma io sono convinto che la perfetta definizione del sound blackned death metal che sarà il trademark dei Behemoth si raggiungerà solo con The Satanist.
Quello che mi piace di più rispetto agli album successivi è l’uso del growl di Nergal. Per qualche motivo ha un carisma maggiore con questa tipologia di growl, più profondo del classico scream black metal, ma non ancora la versione declamatoria che poi il singer polacco adotterà degli album successivi. Versione declamatoria che, in molte occasioni, risulta addirittura monocorde e poco avvincente, almeno fino all’utilizzo fatto sul disco del 2014, ma forse il giudizio è falsato dall’alta qualità media delle canzoni presenti su quel CD.
Senza andare a fare un track-by-track, si può però sottolineare un aspetto: 7 canzoni più una intro e un’outro, 37 minuti di tempo e, a ben vedere, nessun filler e nessun brano capace di restarti incollato nella testa (colpa/merito anche della suddetta “poca immediatezza” nella struttura delle canzoni); un disco che non presenta subito la tipica “problematica Behemoth” – problematica descrivibile con: pezzi eccellenti che ti rimangono in testa e altri che non ti ricorderesti neanche a pagamento.
Pandemonic Incantations ha un solo grandissimo difetto, secondo me. Uscito nel 1998, in pieno cambiamento del mondo musicale e della sensibilità della band, si trova fra Grom (e il periodo black) e Satanica (che coincide con l’inizio del periodo death), quindi non viene reputato né carne né pesce. Un vero peccato, visto che stiamo parlando di un buon disco, abbastanza malvagio e dal sapore vagamente orientale.
Forse sarebbe il caso di rivalutarlo e quale momento migliore di questo, visto che stiamo parlando di un disco uscito proprio 20 anni fa?
[Zeus]