La furia. Anaal Nathrakh – A New Kind of Horror (2018)

17 anni e 10 album dopo, gli Anaal Nathrakh continuano a tirar calci in faccia. Rammento ancora con estremo “dolore” (= piacere), lo show che hanno tenuto al Kaltenbach Open Air. In quel frangente, la furia distruttiva della band inglese è stata un macigno nei denti, non credo di aver mai provato un senso di dolore fisico così grande senza essere colpito con qualcosa. L’aggressione costante, pur intervallata dai diversi ritornelli in clean, era quasi insostenibile (così come i volumi), tanto che i Dark Funeral, headliner e osannati da molti dei presenti, hanno fatto la figura degli agnellini innocui. Riuscire ad eguagliare la potenza brutale degli Anaal Nathrakh era fisicamente impossibile e gli svedesi, probabilmente anche scarichi per motivi loro, non hanno certo fornito una delle performance migliori per rubare il trono di “band del giorno” a Kenney&Co.
Ma veniamo al presente e, cioè, a questo A New Kind of Horror uscito il 28 settembre per Metal Blade.
Kenney e Hunt, ormai, hanno raggiunto un livello che gli permette di creare l’album Anaal Nathrakh adatto al momento. Sono capaci di comprimere, maciullare, distruggere e ricostruire suoni apparentemente incompatibili all’interno di un brano e sputarli fuori suonando perfettamente (in)coerenti con loro stessi. Il problema, se di problema vogliamo parlare, è come sempre il momento in cui “l’abilità nel rimanere sé stessi” diviene “formula”. In questo secondo caso si incominciano a vedere i primi segnali di riciclaggio delle idee già ampiamente sfruttate nel passato e, con questo, intendo proprio l’alternanza fra strofe al limite del delirio cacofonico, brutali e incredibilmente caustiche/velenose, con i ritornelli “melodici” o in clean. In A New Kind of Horror non siamo a parlare di mestiere, ma sicuramente c’è un tocco di sicurezza nello strutturare una canzone secondo uno schema consolidato (Obscene as cancer) e, nel passato, vincente al 100%.
A New Kind Of Horror si getta a capofitto in temi attuali, la Prima Guerra Mondiale e altre fonti letterarie. Questo ci si aspettava da Hunt e questo ci ha fornito, per nostra suprema gioia.
Ma veniamo al disco in sé. Per quanto sia un brano diretto come un TIR con lo sterzo bloccato, Forward! è efficace (la ritmica supportata dal suono della mitraglia è un tocco che apprezzo e che non mi si toglie dalla testa neanche con l’esplosivo) e, sulla stessa scia, possiamo porre anche The Horrid Strife.
E questo è solo un esempio dell’efficacia della band, brani come New Bethlehem/Mass Death FuturesThe Apocalypse Is About You! riescono a convincere (la seconda un classico assalto all’arma bianca in stile Anaal Nathrakh). Dal punto di vista delle vocals, mi piacciono gli scream acidissimi di Hunt e le incursioni in territori degni di Halford/King Diamond (The Reek Of Fear).
Queste contraddizioni vocali, che stridono in maniera terribile sul songwriting aggressivo oltre ogni limite degli inglesi, sono momenti di freschezza che dovrebbero essere sfruttati in un futuro prossimo; almeno si andrebbe a rimpiazzare la formula “strofa aggressiva – ritornello enfatico/epico con voce clean“.
Se vogliamo trovare un punto vagamente negativo in tutto è il livello delle voci: non so dove, probabile in sede di mixing, ma gli hanno dato un volume fuori dall’ordinario, tanto che sovrastano alcuni riff di chitarra etc. Ma sono piccolezze, se vogliamo.
A New Kind of Horror non potrà ambire alla palma del miglior disco degli Anaal Nathrakh, ma ancora una volta Kenney&Hunt ci hanno fornito 30 minuti di pura, incompromissoria, violenza sonora che, ascoltati in questo momento pieno di musiche natalizie, Bublè, mercatini di Natale e falsi buoni sentimenti, sono un vero e proprio toccasana.
[Zeus]


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