Dischi della madonna. 1914 – The Blind Leading the Blind (2018)

Sono passati 100 anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale, la Grande Guerra. Nel frattempo, il Secolo Breve ci ha regalato un’altra guerra mondiale (la Seconda) e poi una serie di conflitti più o meno aspri in zone sempre più periferiche del mondo – caso della guerra nella ex-Jugoslavia a parte.
Molte band prendono come faro nella nebbia il secondo conflitto mondiale: le grandi battaglie con i tank, la campagna di russia, lo sbarco in Normandia e via dicendo sono spunti troppo golosi per poter essere ignorati. Ecco che i Hail Of Bullets ne fanno una religione e i Marduk, beh, gli svedesi da Panzer Division Marduk del 1999 in avanti ne fanno proprio un trademark e un fattore importante come songwriting e immagine. L’ultimo, Viktoria, sembra cantare la sconfitta delle truppe tedesche, ma non riesco a capire se è la fine della guerra o del concept sulla seconda guerra mondiale. Dopo un primo periodo dedito ad altro, anche i God Dethroned hanno incominciato a macinare terreno bellico, ma il focus è quello della prima guerra mondiale.
Gli ucraini 1914 debuttano nel centenario dell’inizio del conflitto mondiale (nel 2014) e, dopo Eschatology of War del 2015, arrivano nel 2018 con il follow-up e, più precisamente, con un macigno di blackned death/doom metal che, a mio personale giudizio, sarà nella parte alta delle classifiche dell’album dell’anno.
The Blind Leading the Blind è splendido, non saprei come definirlo in maniera diversa. Undici tracce (compresi i due strumentali posti come intro e outro) e un’ora di durata posizionano TBLtB nella categoria degli LP che non stufano mai. E ve lo dico io che, negli ultimi giorni, lo sto ascoltando almeno due volte al giorno. Tutto inizia con Arrival – The Meuse-Argonne e quel riff che ti si conficca nella testa: pesante e melodico nello stesso tempo e che percorre i 6 minuti della canzone come un virus infettivo.
Poi la carneficina continua con A7V Mephisto e quell’infettivo “30 tons of useless metal”. Ma tutto il CD, tutte le tracce che seguono sono di un livello ottimo, come detto: uno dei migliori dischi del 2018 per quanto mi riguarda. Insieme a Hekatomb dei Funeral Mist, altro LP che funziona senza neanche sforzarsi troppo.
Poi, alla posizione numero 10 del CD, quando ormai tutto il blackned death, il doom sembra essere stato giocato. Quando pensi che i 1914 hanno giocato tutte le carte possibili, tutti i riff e le vocals graffianti, parte l’arpeggio di The Hundred Days Offensive. Dieci minuti di dolorosa epicità, così splendido l’inizio calmo, che suona come la quiete prima della tempesta, che poi sfocia nell’elettricità, nella tensione epica e nello sforzo quasi da martire del protagonista della canzone. E poi di nuovo si ferma tutto, di nuovo quell’acustica che percorre brevemente la notte della canzone e si ritorna, sofferenti, di nuovo nel turbine del conflitto.
Se dovessi scegliere una canzone, una sola, per descrivere la tragedia della guerra metterei The Hundred Days Offenssive nella rosa delle candidate atte ad ambire alla palma della canzone della “guerra umana” – così diversa dalla furia distruttrice, senza pietà, di Panzer Division Marduk.

[Zeus]