Cannibal Corpse – Gallery Of Suicide (1998)

Dopo aver dato alla luce al buon VILE nel 1996, i Cannibal Corpse (con la formazione nuovamente rinnovata, infatti è il primo disco con Pat O’Brien, ex Nevermore, alla chitarra) fanno uscire Gallery Of Suicide. C’è una considerazione da fare ed è semplicissima: dopo anni di dischi eccellenti e fondamentali per la creazione del brutal death (periodo Barnes) ed un Vile ottimamente suonato e con pezzi convincenti, la band americana si trova alle prese con un momento di relativa fiacca compositiva. Non sto dicendo che Gallery Of Suicide sia brutto, anzi, ma non ha la stessa capacità di spaccare il culo come i dischi precedenti. Dalla sua parte ci sono una buona produzione e l’alone “estremo” che ha questo disco (complice anche la copertina oscurata), ma nella sostanza si compone da un inizio veramente forte, il trittico I WIll Kill You, Disposal Of The Body e Sentenced To Burn sono pezzi che ti prendono a calci il cranio senza pietà, ma poi non da seguito a questo inizio col botto. Ci sono degli episodi riusciti e non c’è niente che sia veramente mal fatto o inutile al 100%, ma non c’è neanche un brano che risalti veramente. Non riesco a trovare un pezzo, nella seconda metà del disco – 14 canzoni sono tante, diciamocelo – che sia ricordabile o da inserire in una potenziale “compilation su cassetta” (cazzo che vecchio che mi sento). 
Forse Gallery Of Suicide ha avuto solo la sfiga di uscire dopo Vile o il periodo storico non era giusto, ma nessuna delle due motivazioni/scuse mi sembra realmente valida. Questo disco del 1998 vive sulla botta d’adrenalina che ti arriva addosso con le prime tre song, sul nome che capeggia in alto a sinistra e sulla fama di disco oscurato, ma per il resto si può tranquillamente soprassedere e proseguire nella discografia che, nel caso dei Cannibal Corpse, non ha smesso di essere di medio/alto livello.
Ve lo dico e lo sottolineo: non sono tante le band che possono fregiarsi di essere una band così consistente.
[Zeus]