Empyrium – Songs of Moors and Misty Fields (1997)

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Alla prova del secondo album, i baveresi Empyrium se ne escono con quello che si potrebbe definire, senza troppi fronzoli, un capolavoro. Songs of Moors and Misty Fields (uscito nel 1997) è un affresco musicale; ci son pochi cazzi, signore e signori. Questo disco sposta le coordinate del black metal in una zona che che si potrebbe definire atmospheric-black metal, in cui la componente folk è talmente preminente da ridurre l’importanza del metal estremo (limitato alle incursioni dello screaming gracchiante di Markus) ad un mero complemento.
Gli Empyrium tracciano un solco nel terreno e ascoltare questo disco significa riconnettersi con la propria parte più romantica, quella che vedendo il dipinto del Viandante sul mare di nebbia si emoziona. Questo è lo spettro sonoro che dipingono i tedeschi che, con l’assunto musica teteska = caciaronate e “birra-stinco-folkfest”, non hanno hanno niente a che fare.
Songs of Moors and Misty Fields propone 45 minuti di musica oscura, da ascoltare mentre si passeggia in un bosco delle mie montagne. Non ha quasi senso sentirlo in città, non è la sua collocazione naturale, non è il suo terreno fertile. SoMaMF è un disco che si nutre di umido, di foglie cadute, di paesaggi brumosi e dell’odore del muschio sulle pietre e del rumore dei ruscelli.
I bavaresi se ne escono con questo disco ben 5 anni prima degli Agalloch che molto devono all’esperienza folk di questa band tedesca (sentitevi un disco come The Mantle).
Quello che stupisce, oltre alla capacità di condensare in 8/9 minuti una serie di emozioni crepuscolari, è che l’esperienza con l’elettricità degli Empyrium verrà via via meno, tanto che già dal successivo LP in studio, la componente elettrica è praticamente assente. Sono quasi degli amish della musica, questi “maledetti” tedeschi e, vi giuro, Where at Night the Wood Grouse Plays è uno spettacolo da ascoltare.
Se vogliamo riassumere in poche righe quello che rappresenta Songs Of Moors and Misty Fields, potremmo dire che è l’espressione compiuta e la messa in musica dell’autunno, del bosco tetro e del Weltschmerz.
Secondo il mio modesto parere, uno dei dischi invernali per eccellenza… poi vedete voi se fare gli stronzi e non ascoltarlo.
[Zeus]