La bellezza vista dallo spazio. The Gathering – How to Measure a Planet? (1998)

Negli ultimi tempi ho visto una serie televisiva (The First) ambientata nei mesi precedenti la prima spedizione su Marte e per una questione di connessione immediata, mi è venuto in mente questo disco dei The Gathering: How to Measure a Planet? 
Direi che ha un suo perché il collegamento mentale. Il tema dello spazio, dell’universo è presente in moltissime delle canzoni di questo quinto disco in studio degli olandesi. Oltre ad essere in tema, HtMaP? è anche il disco che segnala, in maniera forte, il distacco dalle sonorità di Mandylion e, se vogliamo, un passo avanti rispetto a quanto prodotto dai The Gathering con Nighttime Birds, il disco che nel 1997 ha segnato il primo concreto spostamento dalle sonorità più metal. 
In HtMaP? troviamo una serie di influenze che, con il metallo, non hanno praticamente più niente a che fare e catapultano la band nella definizione di alternative metal. Lo shoegaze, il trip hop e tutta una serie di sementi alternative si fanno strada e, con il passare del tempo, diventeranno componenti predominanti nel songwriting dei fratelli Rutten. Possiamo discutere quanto vogliamo, ma questo è il fatto: i The Gathering dal 1997/1998 spostano il baricentro musicale verso altri lidi e, probabilmente, si garantiscono visibilità mainstream, un fanbase più ampia e un futuro come band e non come “ulteriore numero all’interno della nascente schiera di gruppi con frontwoman“.  
Se possiamo fare gli aruspici con il senno del poi, la stessa base per un futuro ha anche decretato il progressivo segnale di una fine che, una decina d’anni dopo, avrebbe terminato una formazione ormai ai limiti della propria capacità compositiva – gli ego, le volontà di suoni, di visibilità e di autonomia sbriciolano i The Gathering e li amputano dal carisma di Anneke.
Su How to Measure a Planet?, però, c’è ancora la bravura nel songwriting, la capacità di incorporare tutti gli elementi così diversi in canzoni che funzionano (Liberty Bell) in un delicato equilibrio fra reminescenze metal e il vasto spazio alternative che hanno davanti (Marooned è francamente stupenda, con le linee vocali di Anneke che accarezzano l’udito, mentre sotto c’è di tutto, dal trip hop, allo shoegaze, dal rock all’alternative). 
Il cambio di direzione lo si sente subito, dall’iniziale Frail (You Might As Well Be Me) gli olandesi mettono le carte in tavola: questo è il sound che vi dovete aspettare e non si smentiscono un minuto. 
Per una questione affettiva, sono affezionato a Mandylion e quello è un disco che continua a rinnovare la mia fedeltà ai The Gathering, ma se dovessi scegliere un LP con la capacità di emozionare, di tenerti incollato al proprio sound e, nello stesso tempo, trasmetterti un senso di pace pur senza scadere nelle smancerie tipiche di certo alternative/indie stomachevole (sentitevi Red is a Slow Colour per avere un’idea dell’unione dei temi esistenziali trattati con un songwriting maturo e convincente), allora punterei il mio dito su How to Measure a Planet?.
Qua ho pochi dubbi. 
[Zeus]