Garbage – Version 2.0 (1998)

Ho voglia di finire quest’anno con il botto e, visto che mi son sicuramente dimenticato qualcosa ma sulla “oculatissima selezione di Youtube” (!?) mi vengono propinati i Garbage, allora ne tratto.
I Garbage, per un paio di stagioni, sono stati cosa “grossa”, nel senso che si sentiva più o meno ovunque. Sarà stata la front-woman Shirley Manson o che nelle file militava un certo Butch Vig (forse l’avete sentito nominare perché era in studio con i Nirvana nel 1991), ma I Think I’m Paranoid era spesa con costanza dalle radio o dalla TV.
A volerla ricordare, adesso, non me la ricordo. Giuro. Forse forse un po’ il ritornello, ma era quel sound che ti entrava nella testa, ci prendeva residenza come un inquilino maleducato di Air B&B e poi, con del lavoro, te lo sciacquavi dal cazzo in un modo o nell’altro.
Per me, almeno, è stato così. Perché nel 1998 i Garbage giravano a scuola, erano la next big thing che i miei compagni di classe ascoltavano insieme ad altre band del periodo. Tutti gruppi, ovviamente, che non riuscivano a scalfire la superficie e che andavano bene per la spesa della domenica, la cena con la nonna e l’aperitivo analcolico (ebbene sì, c’era ancora gente che nel 1998 faceva aperitivi analcolici e si dichiarava “straight-edge” ante.litteram… che poi li abbia visti ridursi ammerda negli anni successivi comprovando la mia teoria sulla mancanza di coerenza è un discorso diverso).
Version 2.0 era questo: un dischello che ascoltavi e che non disturbava troppo l’andamento della giornata, che non ti faceva lanciare le scarpe dai tuoi e, con ottima probabilità, era apprezzato a prescindere dalla ragazza che rimorchiavi alla festa di classe.
L’alternative annacquato, quello che ormai aveva perso la caratteristica “irruenta” di certo sound e aveva acquisito la patina giusta per essere presentabile e un certo retrogusto elettronico, faceva parte della collezione di dischi da “presentare” alla possibile futura preda ragazza.
Lo ammetto, è strano come un dischello come Version 2.0 mi abbia stimolato così tanti ricordi. La cosa mi sembra vagamente inquietante, ma cerco di non prestarci troppo caso.
Intanto vi metto su il singolo della band, così almeno ve lo risentite anche voi e, se avete qualche commento da fare, fatelo… Almeno non mi sento l’unico stronzo a parlare del passato e dubitare di tutto quello che ho sentito nel corso dell’evoluzione musicale.
Cazzo.
[Zeus]