Il Grande Capro. Archgoat – The Luciferian Crown (2018)

Degli Archgoat, prima del Black Winter Fest, non avevo mai sentito un LP completo. Forse qualche canzone sparsa, ma penso più dalle news che uscivano sui vari siti che su mia ricerca specifica. 
Lo show a Parma mi ha fatto crescere un po’ di curiosità: ammettiamolo, dal vivo sono stati approssimativi al massimo (le chiusure erano fatte alla cazzo di cane) e l’attitudine scazzatissima non era il biglietto da visita vincente. 
Quindi perché cercare un loro disco? Perché dietro quelle pecche, secondo me si nascondeva qualcosa di curioso da sentire e così eccomi ad ascoltare The Luciferian Crow, ultimo disco della longeva triade finnica (sono attivi dal 1991). 
Su disco gli Archgoat presentano tutti i pregi e i difetti visti dal vivo.
Sotto la voce “difetti”, si può sottolineare l’incapacità di variare o strutturare la canzone in maniera articolata, quindi i blackster o vanno di tupa-tupa veloce o si concentrano sul tu-pa,tu-pa lento che procede ferale fino alla fine. Le sfumature di grigio, per i due gemelli finnici, non esistono. Il fatto è grave? No, non direi. I pezzi lenti creano un buon feeling e quelli veloci hanno un feeling quasi punk e non ci sono cazzate intellettualoidi. 
La presenza di alcune parti di tastiera e i cori non inficiano il risultato “ignorante”, quindi per me è promossa. 
Per quanto riguarda i pregi, si può inserire che il disco scorre e, più che dal vivo, riesce a prenderti bene. La voce di Lord Angelslayer, a mio parere, è perfetta così: quel tono cavernoso e inumano è la perfetta trasposizione del concetto secondo cui il growl/scream deve interpretare alla perfezione il senso della musica, deve avere una sua logica. Negli Archgoat, Lord Angelslayer suona inumano e così deve essere. 
Se poi aggiungiamo che The Luciferian Crown conta solo 35 minuti di durata (per un totale di 10 canzoni), capite che la fruibilità è enorme e finito di ascoltarlo non si è arrivati al punto di essere stufi delle sole due marce su cui viaggiano i finlandesi. 
The Luciferian Crown è indubbiamente un buono, ma mi sentirei di spegnere un po’ dell’hype che gira intorno a questo LP, visto che gli Archgoat fanno bene il lavoro e la cosa mi piace, ma siamo lontani dal definirlo capolavoro
E, pur se il limitato minutaggio non fa sentire troppo la cosa, lo switch veloce-lento dopo qualche ascolto si fa sentire e, questa cosa, pesa un po’ sul giudizio complessivo. 
[Zeus]

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