Anathema – Alternative 4 (1998)

Con gli Anathema ho un rapporto contrastato, una sorta di “dovrebbe piacermi visto il mood che si trascinano dietro” e “non riesco ad ascoltarli per troppo tempo”. Questa schizofrenia mi limita sempre, visto che è difficile reputare la tua favorita una band che non riesci ad ascoltare per più di quattro canzoni senza skippare o, peggio ancora, sognando la compilation definitiva così da non dover sentire tutto. Non per la qualità delle canzoni, ma per motivi non specificati che mandano in cortocircuito il mio cervello. E sì che aprire con una canzone come Fragile Dreams, seppur nella versione Hindsight, è qualcosa di eccezionale e, anche a distanza di anni, mi ricorda un viaggio epico fra Friuli, Veneto e Trentino Alto Adige. Quella canzone e quei chilometri su strada sono strettamente connessi, tanto che il mio giudizio è sicuramente falsato dalla memoria (ma questo non sminuisce il fatto che Fragile Dreams sia una gran cazzo di canzone). 
E così anche Empty, che vive su un brio maggiore che, in maniera subdola e bastarda, ti fa accettare un testo in cui la felicità è quella cosa sconosciuta (… and i feel that pain again). E così tutto il disco, tutto Alternative 4 si porta dietro disperazione, malinconia e sconfitta nascoste sotto un manto raffinato; ma pur sempre di disperazione e malinconia stiamo parlando.  Con Alternative 4 i fratelli Cavanagh continuano lo spostamento verso lidi alternativi, più rock e meno metal, che avevano iniziato con Eternity del 1996 (fra l’altro un disco con una copertina oscena a dir poco – ma gli Anathema hanno un feticcio per cover art di dubbio gusto a quanto sembra). Il growl delle prime ore era già stato lasciato alle spalle con Eternity e su questo LP del 1998 Vincent Cavanagh canta solo in clean e questo fattore accentua molto il carattere malinconico e depressivo della musica attuale della band inglese: togliere la spigolosità del growl e, per quelli più gutturali, quella certa bidimensionalità, ha permesso a Vincent di esprimere ancora più sfumature con la voce (Inner Silence). 
Non sentivo Alternative 4 da non so quanti anni, giuro. Non ascolto spesso gli Anathema e, quando mi viene voglia, metto su Hindsight e mi faccio cullare dal sound acustico di quel CD. Dopo così tanto tempo mi accorgo della bontà di questo LP, delle sue sfumature, del fatto che segna un passaggio deciso verso il futuro prossimo della band e che si compone di alcune canzoni fuoriclasse e alcuni buoni brani. 
Quello che mi chiedo: quanto passerà prima di risentirlo di nuovo? 
[Zeus]

 

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3 pensieri su “Anathema – Alternative 4 (1998)

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