Rotting Christ – Sleep Of The Angels (1999)

In piena epoca di gothic-metal, anche i Rotting Christ devono fronteggiare la catastrofe caratterizzata da merletti-visioniottocentesche-poe-epoppute ragazzerinchiuseinbustiditretagliepiùpiccoli. La differenza fra i greci e altri esponenti del sound extreme metal del periodo è come gli amici del Peloponneso hanno affrontato l’influenza e come, soprattutto, l’hanno superata. 
Prodotto da Xy dei Samael (e con l’onnipresente Waldemar Sorychta come guest in due lead di chitarra), il sound dei Rotting Christ non diventa mellow e neanche si sposta tanto da incorporare voci femminili o andamenti quasi EBM come altre band (vedasi i primi accenni espressi dai Moonspell in Sin/Pecado o gli stessi Paradise Lost). Sleep of the Angels suona bene, una versione melodica e mutata del loro black metal, ma sempre Rotting Christ al 100% e questo è merito del timbro vocale di Sakis (finalmente a suo agio anche su tonalità diverse dallo scream) e dal riffing facilmente riconoscibile. 
Sleep of The Angels è un buon disco, ma la presenza di episodi meno convincenti come Imaginary Zone The World Made End ne diminuisce un po’ l’impatto positivo fornito dalla doppietta d’apertura: Cold Colours (i synth si Xy donano al pezzo un feeling gelido e quasi spaziale, prima di lasciare spazio al riffing di Sakis) e After Dark I Feel.
Da sottolineare che, già da questo LP, prende corpo l’abitudine di Sakis di autocitarsi e quindi ecco che alcuni riff ti ricorderanno qualcosa di già sentito dei dischi passati dei Rotting Christ o, addirittura, citano passaggi melodici/vocali all’interno dello stesso CD (ad esempio Victoriatus, Delusions, mentre Sleep Of The Angels ha una linea vocale già sentita). 
Per me, queste autocitazioni non sono un problema, tanto che oltre a copiare riff, linee vocali o passaggi melodici dagli stessi Rotting Christ, Sakis pescherà anche dal bacino Thou Art Lord (e viceversa quando ci sarà da comporre per questa band). Quello che conta, ovvio, è il risultato finale della canzone, ma qua sappiamo che i Rotting Christ sono una garanzia e difficilmente sbagliano il colpo. 
Con Sleep Of The Angels la band rielabora le influenze gotiche del periodo e le piega al proprio sound, evitando di snaturarsi irrimediabilmente – i più saggi direbbero: cambiano rimanendo sé stessi.
Se dovessi spingermi a confrontare Sleep Of The Angels con il precedente disco in studio, direi che il primo è meno convincente, meno sul punto, nell’interezza dell’LP. A Dead Poem è più costante e ha molti brani che risaltano, mentre su questo disco del 1999 la doppietta iniziale è di classe, con You My Flesh, Thine Is The Kingdome o la title-track che si assestano su livelli buoni o molto convicenti, ma altri episodi stanno un gradino sotto. 
[Zeus]

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2 pensieri su “Rotting Christ – Sleep Of The Angels (1999)

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