Mütiilation – Remains of a Ruined, Dead, Cursed Soul (1999)

Mettiamo subito in chiaro una cosa: per ascoltarsi questo disco dei Mütiilation devi essere dentro la scena black metal, se no ti si rivolterà lo stomaco. E, precisiamo, non tutta la scena black, ma quella senza compromessi, raw e suicidal-depressive. Questo è il contesto in cui si muovono i francesi Mütiilation e questo è il punto di partenza per cosa ci si aspetta da questo secondo LP della band. 
Neanche io sono un accanito ascoltatore della scena francese, la “Les Légiones Noires” non è stata mai il mio pane quotidiano, ma andando in giro con persone che ascoltavano o black metal norvegese o black metal francese, qualche volta è saltato fuori anche il nome dei Mütiilation e del loro leader: Meynah’ch. 
Quindi colgo l’occasione di recensire questo disco del 1999 e capire meglio il sound che i francesi avevano all’epoca. L’importanza storica della band, almeno in ambito black, è innegabile, ma c’è tutto un discorso in termini di suono che deve essere fatto. Le innegabili referenze derivate dal gruppo Les Légiones Noires sono base fondante, ma così anche un sound che richiama, in maniera lata, quanto fatto agli inizi della carriera dai Burzum. Quindi ecco riffing freddissimo e circolare e, con esso, anche una batteria minimale. Lo screaming di Meynah’ch è, forse, il punto più alto del disco – si sente che il leader francese sta male e quando canta sputa le tonsille e sangue, creando un’atmosfera disagiata e malata. 
Il sound è raw, cacofonico e registrato malissimo: le chitarre sono zanzarose e sì minimali, ma spesso sembrano suonate proprio a caso e se la cosa “non si nota” mentre il pezzo sta macinando odio&disgusto, sono i momenti di cambio, di partenza o i finali che ti lasciano perplesso. La batteria è una drum-machine immersa nel fuzz costante della chitarra e, anche se programmata, ha tutte le caratteristiche di un bidone di sapone percosso in uno scantinato – quindi fate voi due conti (nella prima traccia, Suffer The Gestalt, c’è Krissagrazabeth dietro il drum-kit). Il basso, come da lezione norwegian black metal, non esiste. 
Emergono melodie, anch’esse accennate e giocate tutte su rallentamenti (Travels To Sadness, Hate & Depression) e vuoti, ma la parte del leone è sempre giocata sull’inconfondibile assalto raw black metal. La traccia che più si discosta da quanto proposto nel resto di Remains of a Ruined, Dead, Cursed Soul è The Fear That Freeze che, alle mie orecchie, mischia DSBM con quanto partorirebbero i Mayhem in un mix fra De Mysteriis Dom Sathanas e qualcosa del periodo di Maniac.
Rimandi “norvegesi” possiamo farli anche su Holocaust In Mourning Dawn, in cui Meynah’ch cambia registro vocale (anche se sembra soffiare nel microfono da quanto incasinato è tutto) e il sound si getta a capofitto in un low-fi e una raw-ness cacofonica e con qualche apertura disturbante. 
Come per tutti i dischi in cui si sposta il sassolino dell’estremo un po’ più in là, non saprei se consigliarvelo o meno. Vedete voi se recuperare questo testamento del sound black metal francese o lasciare stare e tenervi altri tipi di estremismo sonoro. 
[Zeus]

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