Mayhem – De Mysteriis Dom Sathanas (1994)

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Se dovessi pensare ad un momento “Mayhem”, che non coincide esattamente con la prima volta che ho sentito De Mysteriis Dom Sathanas (puttana miseria i nordici e i loro cazzo di titoli in latino), potrei tornare a quelle sere in cui, preso dalla noia della città in cui sarei andato a vivere, scappavo verso il più “esotico” Trentino per trovare distrazione e qualcosa di nuovo rispetto alla classica tappa al pub dove ci si alcolizzava di brutto.
Per venire a patti sulla possibilità di bere qualcosa ed evitare delle temibili serate analcoliche, il patto era semplicissimo e scritto su pietra: una volta pigliavo io la macchina e quindi il socio poteva sfasciarsi di alcol, il weekend successivo ero io al posto del passeggero e mi potevo concedere le tanto meritate birre del fine settimana. Come potete capire, al tempo i piani erano particolarmente importanti.
Quando si andava in giro con la sua auto, nel tentativo di rompere il cazzo alla gente, trovare bar infimi dove fermarsi e importunare le ragazze di turno, il genere per eccellenza (anzi, l’unico genere consentito) era il black metal di stampo norvegese. Non c’era modo di scardinare questa fede per la fiamma nera, al massimo c’era qualche deviazione sulla scena francese, ma in generale gli artisti erano Burzum, Gorgoroth, Satyricon, Darkthrone, Emperor o, per l’appunto, i Mayhem.
Attenzione: non tutto dei Mayhem, ma solo i primi dischi (non penso di aver mai sentito Chimera sull’autoradio).
Come potete immaginare, De Mysteriis Dom Sathanas girava spesso. Ma io, che sono un po’ choosy gli ho sempre preferito un disco dal vivo dell’anno prima: Live In Leipzig. Per me (disclaimer per cagacazzi: sì, sto mettendo un parere personalissimo in una recensione personale, quindi non cacate il cazzo dicendo banalità, grazie) in quel live, nell’interpretazione incredibile di Dead, c’è tutto il black metal dei Mayhem; dentro Live In Leipzig c’è tutto il gelo, la morte e molta dell’essenza del black metal norvegese.
Non si gira intorno a cazzate esoteriche o fantasy, dentro i suoi solchi c’è Satana e tu lo senti che sarebbe scoppiato qualcosa nel giro di poco tempo (e così fu, lo sapete benissimo). Il fatto è che D.M.D.S. è un disco fantastico, ma a me Attila Csihar non è mai piaciuto particolarmente come cantante, gli ho sempre preferito Dead o, addirittura, la psicopatia dichiarata di Maniac nei successivi dischi (Wolf’s Lair Abyss e Grand Declaration of War). Non si può negare il valore storico fondamentale di questo disco, non ci provo neanche. Quello che però sottolineo è l’enorme differenza nell’interpretazione fra Dead e Attila: c’è una diversa capacità di scagliarti in faccia violenza, odio e sofferenza. A mio parere, Dead ti soverchia con la sensazione di morte, Attila, per quanto sia capace di mille vocalizzi e/o momenti di psicopatia pura, non riesce a trasmettermi la stessa cosa.
Fortunatamente ci sarà gente che penserà che mi sono rincoglionito; dico fortunatamente perché è così che va avanti la musica e, ne sono certo, per moltissimi ascoltatori questa versione di De Mysteriis Dom Sathanas è quella definitiva (oltre perché, su questo CD, ci suona anche Varg Vikernes e ha quasi il feeling di super-gruppo black metal).
Vi rendete conto? Una band con dentro Euronymous, Vikernes, Hellhammer e Attila/Dead. Praticamente la cornucopia per tutti quelli che adorano il sound norwegian black metal.
Ma lo sanno tutti, anche i muri: questa formazione leggendaria non poteva durare neanche un minuto di più di quello che è durata. Troppi galli in un pollaio e quindi troppe personalità estreme/dominanti da gestire. Non poteva reggere questa situazione, doveva esplodere in qualche atto scellerato (come è successo, ovvio).
Per poter diventare una band di culto, i Mayhem hanno contribuito a creare un genere musicale e, quel genere, non è nient’altro che il norwegian black metal e tutti gli stilemi che conosciamo/conoscete. Per poter diventare una band leggendaria, i norvegesi si sono dovuti nutrire di ben due morti (Euronymous e Dead) e una incarcerazione (Vikernes). La leggenda dei Mayhem è una marcia di sangue, morte, decadenza e black metal.
Da quel momento in avanti, i Mayhem hanno si sono avvolti le spalle con la loro stessa leggenda, continuando ad alimentare il loro stesso mito mentre producevano LP più sperimentali e lontani dai dogmi citati da Euronymous.
Ironicamente è proprio il mito Mayhem a permettere ai Mayhem veri di continuare a vivere con i loro LP e non il contrario.

De Mysteriis Dom Sathanas era la colonna sonora delle fughe dalla noia, con quel riscaldamento che funzionava a strappi e tossiva qualche particella tiepida, un freddo bastardo che ghiacciava le campagne trentine e che ti faceva riascoltare canzoni come Freezing Moon o Funeral Fog sperando (o pregando) in un bar accogliente, una birra fredda e delle ragazze calde.
[Zeus]



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14 pensieri su “Mayhem – De Mysteriis Dom Sathanas (1994)

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