Il culto di Nyarlathotep. Sulphur Aeon – The Scythe of Cosmic Chaos (2018)

A TheMurderinn abbiamo alcuni band culto e, fra queste, ci sono sicuramente i tedeschi Sulphur Aeon. Ascoltati la prima volta grazie al disco Gateway To The Antisphere del 2015, sono entrati in pianta stabile negli ascolti quasi quotidiani. Potete capire anche voi, quindi, il livello di hype (cazzo quanto siamo internazionali a parlare anche le lingue straniere) che circondava l’uscita di The Scythe of Cosmic Chaos
I primi estratti, la più “classica” Lungs Into Gills e l’evocativa Yuggothian Spell, ci avevano fatto sperare in un grande disco e, vi posso assicurare, tutte le aspettative sono state rispettate. Se vogliamo trovare una differenza immediata, a pelle, fra questo LP e il precedente del 2015, è l’atmosfera che i tedeschi riescono a creare, quel mood da rituale degno dei cultisti dei Grandi Antichi. In Gateway… avevano aperto il cancello verso l’universo Lovecraftiano con irruenza e facendo trasbordare tutto il maelstrom sull’ascoltatore; mentre in The Scythe Of Cosmic Chaos il songwriting indulge più spesso sul mid-tempo, inserendo però la novità delle clean vocals che, con la loro tonalità cantilenante, mescolano al death metal dei Sulphur Aeon una componente ritualistica ad alto tasso di coinvolgimento emotivo e sensoriale. Non che questa fosse assente nei primi due CD, ma è in questo terzo disco che i 5 tedeschi maneggiano la materia con padronanza assoluta.  Cerco di dirvelo chiaramente, così non cadete in nessun tranello: nei 50 minuti e 8 brani del disco non ci sono filler. Neanche uno e, se dovessi spingermi oltre, vi direi che non ci sono neanche momenti deboli. 
A livello sonoro, giusto per citare qualche brano, Veneration of the Lunar Orb e The Oneironaut – Haunting Visions Within the Starlit Chambers of Seven Gates hanno un tiro che si ricollega con quanto fatto su Gateway to the Antisphere, mentre Sinister Sea Sabbath si snoda su oltre 9 minuti di invocazione cultista e forma, insieme a The Summoning of Nyarlathotep e alla conclusiva Thou Shalt Not Speak His Name (The Scythe of Cosmic Chaos), una tripletta che ti costringe a rasarti i capelli, disegnarti simboli blasfemi sul corpo nudo e adorare il grande Cthulhu. 
Non ho idea se, dal vivo, i Sulphur Aeon siano in grado di trasmettere la stessa apocalittica tensione verso l’esterno e i Grandi Antichi, ma devo andarli a vedere (e sono quasi certo che Skan, che fra l’altro aveva recensito il precedente disco, sia d’accordo con me).
Devo essere presente per partecipare attivamente al rito, al culto di Nyarlathotep. In Italia non li ho ancora visti girare, quindi bisognerà dirigere la macchina verso Nord e, che Cthulhu ci conceda la grazia, vederli in qualche città tedesca. 
[Zeus]

2 pensieri su “Il culto di Nyarlathotep. Sulphur Aeon – The Scythe of Cosmic Chaos (2018)

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