Judas Priest – Defenders Of The Faith (1984)

Quest’anno, il 2019, è l’anno in cui Defenders Of The Faith compie la bellezza di 35 anni. Mica cazzi per un disco che, da solo, ha dato origine ad un intero modo di concepire il metallo pesante – almeno nell’ideologia provinciale in cui, sia chiaro, scostarsi di mezzo millimetro dal pensiero generale è indicativo di essersi sputtanato, non essere true e, logicamente, non poter far parte dei Defenders.
Capite anche voi che questa logica settaria è la stessa che provoca due reazioni uguali e contrarie per il metal? Una reazione porta alla sclerotizzazione della proposta musicale (cosa che prenderà anche i Judas Priest stessi, arrivati a richiamare Rob Halford per registrare il “disco del ritorno” dopo il periodo con “Ripper” Owens)  e la seconda è la capacità del metal, inteso nella sua forma più generale, di continuare a produrre musica conto ogni avversità, ogni censura, ogni tentativo di spezzare le gambe a questo genere musicale. E questa capacità, sia chiaro, è data proprio dal riunirsi, dal “fare scudo” e dall’atteggiamento “noi vs. voi”.
Defenders Of The Faith è così. Ti prende subito, anche perché l’attacco è dato dalla doppietta Freewheel Burning Jawbreaker e si sa che quando un disco parte tirato a lucido, allora siamo nel posto giusto. Siamo di fronte a qualcosa che segnerà un’epoca e, quell’epoca, è l’heavy metal classico. Quello metallico, up-tempo, brillante e con i chrous da stadio, cantati con il petto gonfio, abbracciati ad un vostro amico e/o a gente sconosciuta.
Anche adesso sento risuonare nella testa il chorus di Rock Hard Ride Free, giusto per farvi presente la cosa. E sì che io, dei Judas Priest, non sono proprio la persona più indicata per parlarne. Sono quasi certo che il buon Skan sarebbe il più preparato, musicalmente, a guidarvi nei meandri di un disco storico come questo. Ma sticazzi, non è così, quindi vi dovete sorbire i miei deliri d’onnipotenza e il fatto che il lato A è semplicemente perfetto (sono cazzi vostri se vi state ancora domandando se metterlo su youtube e disturbare i vostri colleghi al lavoro).
Se volete sentire la portata incredibile che ha questo LP, forse uno dei migliori dischi usciti a penna Judas Priest (soprattutto per la varietà di forme sonore che lo percorrono: dai numeri prettamente heavy metal alla ballad, dalle venature progressive di The Sentinel alle composizioni più dirette e “rock”), ecco che parte il lato B e si dipana tutta quella varietà musicale che vi ho accennato sopra. Quello che comunque rimane intatto, oltre al marchio di fabbrica Judas Priest su ogni brano, è la capacità della band di instillare in ogni millesima parte di composizione metal quel mix di melodia e attitudine al chorus da stadio. Fateci caso e provate a non ricordare brani come l’oscura Love Bites o Some Heads Are Gonna Roll fino ad arrivare all’energetica Eat Me Alive.
Se vogliamo, Defenders of the Faith se la contende con British Steel come miglior disco dei Priest (nonostante il mio naturale parteggiare per Painkiller, voi forse mettereste anche Screaming For Vengeance).
Mi farebbe piacere sapere il vostro pensiero, ma visto che mi leggete in tre e probabilmente avete il cellulare in una e la carta del cesso nell’altra mano, allora non commenterete… ma va bene così, la mia l’ho detta.

[Zeus]

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2 pensieri su “Judas Priest – Defenders Of The Faith (1984)

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