Burial Hordes – Θανατος αιωνιος (The Termination Thesis) [2018]

Ci sono due scene che, in questi anni, hanno attratto la mia attenzione: quella polacca (come avete avuto modo di vedere dalle numerose recensioni di band come Plaga, Furia o l’accoppiata Mgla/Kriegsmachine), anche se le ex province del blocco Sovietico forniscono spunti interessantissimi, come i Cult Of Fire, e quella greca. Quest’ultima è, in buona parte, dominata dai Rotting Christ, ma non sono gli unici provenienti dal Peloponneso ad essere interessanti e degni di nota. Di altre band abbiamo parlando in passato, mentre dei Burial Hordes parliamo oggi. E, con questo Θανατος αιωνιος (The Termination Thesis), ci troviamo di fronte ad un disco che divide. 
Se, come me, nel metal cercate in egual misura la furia, le atmosfere marce e anche (in certi casi soprattutto) l’ossessività, quella componente reiterata, maniacale e ritualistica, a seconda di come le band declinano il loro sound, allora questo disco, il quarto dei greci, potrebbe fare per voi. Perché dentro i solchi di questo CD si sente l’eco di band come Deathspell Omega e Blut Aus Nord (quindi la scena francese), ma si potrebbero vedere anche collegamenti con i neozelandesi Ulcerate e i Barshasketh (attualmente fuori con il loro nuovo, omonimo, disco) . Quindi ecco un sound compatto, granitico, privo di luce ma, comunque, capace di progredire e, in certi momenti, di indulgere in parti vagamente più ritmate. La registrazione è piena, plumbea e l’idea che i Burial Hordes hanno del loro sound è quello di una valanga che cola sulle orecchie dell’ascoltatore. Questa caratteristica viene strutturata su chitarre pulite, mentre la sezione ritmica è perfettamente udibile (la batteria è molto chiara, con un suono abbastanza naturale). Anche quando i greci tentano di far uscire l’entropia dalla musica, c’è una parte di “ragionamento” e calcolo, che non fa finire il brano in caciara o velocità fine a sé stessa. 
Su questa base musicale, imperversa il growl di T.D. Rispetto alla scena black metal nordica, o anche alcune derive avantgarde-black metal francesi, la tonalità è cavernosa, riverberata e, se dovessi spingermi in un paragone immediato, la sento molto vicina a quanto fatto dagli Ulcerate
Questi particolari, come potete immaginare, sono anche il lato “negativo” per chi le sonorità di questo tipo non le digerisce. Monolitico e privo di sfumature, Θανατος αιωνιος (The Termination Thesis) fa di questo suo aspetto quadrato il suo biglietto da visita. 
In queste settimane lo sto ascoltando parecchio, ma la grande ripetitività degli ascolti è anche data dalla necessità di capire bene quello che poi andrò a scrivere (graziarcazzo!). Pur essendo un disco che racchiude, in poco più di 43 minuti, un mondo scuro, brutto e dipinto di nero (cosa che non mi fa proprio schifo come concetto musicale), non credo che l’avrei inserito nei migliori dischi del 2018. 
[Zeus]

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