Infernal – Infernal (1999)

Da due ex-membri dei Dark Funeral dell’epoca The Secrets Of The Black Arts (Themgoroth e il chitarrista Blackmoon, mastermind dei Necrophobic fino a Darkside) cosa vi aspettereste? Soprattutto conoscendo cosa produce la chitarra di Blackmoon. Io, sinceramente, quando ho sentito il debutto degli Infernal (o Infernal 666) mi sono ritrovato a casa. Le sonorità sono gelide, delle rasoiate di black metal di scuola svedese suonate senza pietà, con un tocco malvagio, ma con un riffing distintivo e brillante, che non si perde nel marasma generale. 
La differenza fra quanto proposto dai Dark Funeral/Necrophobic e gli Infernal è la stessa che passa fra una grappa aromatizzata e la classica Treber (grappa bianca di vinaccia). La seconda è un distillato che ti arriva alle narici e nell’esofago con foga e ardore, ma non perde i suoi sentori di vigna, mentre le grappe aromatizzate, pur avendo sempre la base infuocata tipica delle acquaviti, hanno elementi ulteriori. 
E come la Treber sono gli Infernal. In quattro tracce distillano un Satanic Holocaust Metal (parole loro) e già con Requiem (The Coming of the Age of Satan) mettono le cose in chiaro: blast beat, velocità e Satana. Mentre su Storms of Armageddon si viene accolti da un turbinio di riff, batteria e le vocals possedute di Themgoroth, Wrath Of The Infernal One richiama le prime ore dei Dark Funeral (aumetandone il carattere diabolico e furente) e altrettanta furia è nei solchi di Under the Hellsign
Vent’anni fa gli Infernal facevano il loro debutto e, in un momento storico in cui il gothic metal stava imperversando nel mondo musicale, la brutalità satanica di questa band svedese è stata un toccasana. 
[Zeus]