Nel 1993 usciva Det Som Engang Var dei Burzum…

Paradossalmente questa copertina di Jannicke Wiese-Hansen, già all’opera su Dark Medieval Times dei Satyricon nonché sul primo disco dei Burzum, mi fa meno schifo di quella dei Satyricon. Il perché verrà spiegato nel corso della recensione.
Questo è solo un paradosso, quello che ci interessa è la musica e, fra il 1992 (in cui esce l’omonimo disco) e il 1994 (quando esce Hvis Lyset tar oss), Varg Vikernes se ne esce con tre dischi eccellenti. Questo prima di perdere completamente il controllo della realtà circostante, ammazzare Euronymous e palesare al mondo quello che circolava nel suo cervello (e il mondo non smetterà mai di rimpiangere questo momento… almeno finché non ha avuto modo di vedere la nuova versione di Varg Vikernes, che chiameremo bimbominkiaburzum e il suo utilizzo smodato di Youtube). Nel mezzo, esattamente nel 1993, Varg decide di spostare le coordinate del suo sound verso un territorio nuovo, o almeno innovativo, e stemperare la furia grezza del black metal all’interno di soluzioni ambient, con qualche idea folk e tutto uno spettro musicale che, con il trve norwegian black metal duro e puro, poco aveva da spartire. Almeno nell’ottica del purismo sonoro senza compromessi.
Quello che i Burzum creano è una nuova forma di black metal che poi verrà ripresa nel successivo LP e, nel 1996, arriverà alla sua naturale destinazione sonora e quindi Filosofem.
Det Som Engang Var è un disco particolare, 8 canzoni per un totale di 39 minuti. Se tenete presente che tre sono strumentali (fra cui Han Som Reiste, oltre 4 minuti di paesaggio mentale), stiamo parlando di un LP che in poco meno di mezz’ora ti porta in un mondo che è fantastico, ancestrale e pagano (la parte satanista, ad onor del vero, è poco presente in questo DSEV). Mondo che viene degnamente rappresentato dalla copertina in bianco e nero – in uno stile “ingenuo” e forse un po’ “scolaresco”, ma almeno la finalità generale viene raggiunta.
Questo è un LP che ho fatto fatica ad eliminare dall’ipod dopo averlo tenuto per diversi mesi (allo scopo di recensirlo, credo, o perché quelle sonorità erano qualcosa di cui avevo bisogno in quel momento). Ha l’andamento giusto dell’autunno brumoso, scuro, del gelido freddo notturno e fra le parti strumentali più ambient, il riffing circolare e l’high-pitch screaming del Conte, Det Som Engang Var ti trasporta in un’epoca in cui il black metal era sperimentazione, evoluzione che poi finirà per sclerotizzarsi in dogma e quel pizzico di ingenuità arrembante che, del poi super-serioso metallo della fiamma nera, era una componente spiazzante ma, in fin dei conti, convincente. 





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