Reunion di classe senza sugo. Silverchair – Neon Ballroom (1999)

Fra le disgrazie più grandi in assoluto, c’è quella della riunione di classe. Evento che viene promosso da un manipolo di sadici, disagiati, ex-compagni di classe che, credendosi i simpa della cumpa, decidono di rimettere insieme tutte le bestie che componevano la classe delle superiori/medie a 10/20 anni o passa dal provvidenziale suono del gong.
Queste iniziative, ho avuto modo di notare, sono accolte con un entusiasmo malsano: gridolini dalle ragazze, qualche commento “vecchio stile” dai ragazzi e, almeno nel caso specifico dell’invito che hanno fatto a me, un sanissimo vaffanculo.
Perché l’entusiasmo da pugile suonato con cui gli ex-compagni di classe si buttano in queste situazioni sociali è preoccupante e, per me, incomprensibile. Come fai a farti piacere queste cose? Cosa c’è di divertente?
Lo sanno tutti che in questi contesti sociali sono due i risultati possibili:
a) la misura di chi ha il cazzo più lungo;
b) il ricordarsi i mille aneddoti passati;
Entrambe le possibilità sono così terrificanti che mi caverei gli occhi piuttosto che parteciparvi (nota per il me futuro: nel caso mi trovassi in mezzo a questa situazione incresciosa, la probabilità è che mi sono rincoglionito di brutto bevendo trielina o che ormai sono ad un passo dal cappio al collo – quindi potrei anche scusarmi).
Rendetevi conto che cosa deprimente incominciare a raccontarsi gli achievement, fare “a gara” a chi è diventato il più masterchef dei superprofessioniti fra gli ex-compagni di classe. Non me ne è sbattuto niente fino ad oggi, tanto che i “grandi traguardi” che vengono postati su Facebook li accolgo con un “chitteseincula”. O simile. Ma non perché odio profondamente i miei ex compagni, no. Non me ne sbatte un cazzo di quello che è successo 20 anni fa. Giuro. Zero, nix, nada. E, visto che non mi è mai arrivato un solo messaggio riportante “come va?” nel corso degli ultimi due decenni (la cosa è reciproca), sospetto che sia la stessa cosa anche da parte loro, solo che la curiosità è una brutta bestia.
Gli aneddoti passati, invece, sono la prima via per l’alcolismo. E l’ira. Fastidiosi all’inverosimile quando erano in auge alle medie/superiori, figuriamoci vent’anni dopo. Mi trituravano le palle all’epoca, adesso che mi sono lasciato alle spalle scuola e compagnia cantante, figurati se accetto queste cose. L’atteggiamento misantropo e “cazzo vuoi” che contraddistingue alcune mie attività sociali fanno a pugni con il revival costante di quello che è stato detto. Dopo un po’ mi cascano i coglioni, e restare tutto il tempo a fare l’ucinetto allo scroto per sostenere le testicolanza cadente non è un passatempo che ho voglia di perseguire. Ci sono hobby migliori: ad esempio sfondarsi di pippe davanti a YouPorn, bere Korea, andare nelle peggiori discoteche popolate da relitti sociali a fine serata e cose così.
Ma ridire le stesse battute come un disco rotto, puttana eva, no.
Il fatto è che poi sti disgraziati ci tentano sempre, cercano con testardaggine di fare la pizzata di classe (con tanti emoticon e cose sgargianti ad accompagnare il tutto) e ancora ricevono da me il classico: “oh, mi dispiace (!!!!!), non ci sono (!?)”.
Stronzo? No.
Si chiama sopravvivenza. La lotta a chi vedrà domani e chi merita di rimanere incastrato sulla fine degli anni ’90 e continuare a sognare quello. Fanculo. Perché c’è un tempo massimo per tutto e, scaduto quello, mi sorge la lacrima.
Anche il grunge ha avuto quell’epoca ad inizio 1990. L’ha avuta, la vissuta e poi, come è giusto che sia, è finita al ritmo del caricatore del fucile di Cobain. Tutto quello che ne è uscito fuori dopo, dalle prime ondate post-1994 a quelle uscite fuori tempo massimo, è solo patetico e vagamente senza senso. Il vagamente è per addolcire la pillola, nel caso aveste dei ricordi preziosi legati a Neon Ballroom dei Silverchair. Ascoltatevelo e capirete che è l’esatta riproduzione, in musica, delle “pizzate di classe” con vent’anni di ritardo. Tutto suona artefatto, senza passione, senza sugo e, in poche parole, fastidioso oltre ogni limite possibile. Perché i Silverchair non dicono niente di vero, stanno solo simulando qualsiasi emozione ed è peggio che risentire la stessa barzelletta, brutta e scontata, per la millesima volta.
Neon Ballroom è musica inutile per ascolti inutili. Quindi la perfetta colonna sonora di quella “pizzata/riunione” di classe che, per me, mai si farà.
P.s: se l’hanno fatta senza chiamarmi, il Grande Capro ha finalmente ascoltato la mia preghiera e mi ha reso invisibile per certi scoccianti eventi – o, nella versione più pragmatica, mi hanno finalmente levato dalla rubrica quando si tratta di queste pizzate (così come avevano già fatto per le altre cazzo di cose).
[Zeus]

4 pensieri su “Reunion di classe senza sugo. Silverchair – Neon Ballroom (1999)

  1. Pingback: Il suono del sarcofago: Sargeist – Unbound (2018) – The Murder Inn

  2. Pingback: Machine Head – The Burning Red (1999) – The Murder Inn

  3. Pingback: Ricordi di un tempo che fu.. Scorpions – Best of Rockers ‘n’ Ballads (1989) – The Murder Inn

  4. Pingback: Finire in tristezza. Pantera – Reinventing the Steel (2000) – The Murder Inn

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