Azarath – In Extremis (2017)

Se hai in formazione qualcuno come Inferno (Behemoth), cosa faresti? La risposta giusta è quella di lasciarlo scatenare. Dategli il drum-kit e lasciatelo libero di colpire senza pietà ogni singola superficie massacrabile. Il resto è, ovviamente, una questione di “gestione del songwriting“.
I polacchi Azarath, per la prima volta su TheMurderInn ma con 6 album all’attivo, arrivano al 2017 con un album che sancisce il concetto di violenza in musica. La mistura proposta è quella di un death/black sulfureo, veloce ma mai al livello di essere parossistico e quindi fine a sé stesso. Quello che il quartetto polacco crea, nei 40 minuti e 10 pezzi di In Extremis, è una versione pompata, spinosa e priva di glamour del sound dei conterranei Behemoth et similia. Riff assassini, velocissimi (concetto ribadito già da The Triumph of Ascending Majesty, nella cui intro si respira un sottile miasma di KerryKing-iana memoria), sovrastati, ma non oscurati, dal drumming di Inferno. La voce di Necrosodom è volgare (Sign Of Apophis), rauca e sporca il giusto – anche se ci/si regala un breve momento di “svago” (The Slain God) – e uno fra i primi paragoni che potrebbero saltare alla mente è quello dei Deicide (riferimento che non si limita al solo approccio vocale). Altro particolare che lega sottilmente gli Azarath ai Behemoth, oltre alla presenza di Inferno, è quello del responsabile del grande lavoro di mastering/mixing del disco: Piotr Gruenpeter. Sconosciuto ai più (me compreso), il buon Piotr è anche l’uomo dietro le manopole in sala d’incisione per l’ultimo disco in studio di Nergal&Co. Ovviamente, rispetto a quanto prodotto dagli Azarath, il nuovo disco dei Behemoth suona molto più leccato e commerciale, ma stiamo parlando di due band con target e pubblico completamente differenti: gli Azarath sono confinati in un lussuoso e feroce underground, i Behemoth in lizza per lo stardom.
Questo per farvi capire che, sotto ogni punto di vista, il lavoro sulla musica non può essere lo stesso.
Se avete bisogno di qualche informazione in più, provate a sentirvi una traccia come Annihilation (Smite All the Illusions). Velocissima, con un drumming forsennato e con un leggero feeling che mi ha ricordato i Nile, quelli dell’inizio, quando non puntavano solo sui monoliti sonori.
Per il resto non c’è molto da dire: gli Azarath non lasciano l’acceleratore per niente al mondo, come se dal bastonare a sangue ne dipendesse della loro stessa sanità mentale. Ecco che quindi il massimo “momento conciliatorio” è quello in cui vengono creati dei passaggi vagamente groovy (che si possono sentire su At the Gates of Understanding) e permettere così agli ascoltatori di riprendere i sensi dopo 20 minuti di headbanging forsennato.
Se siete giunti agli Azarath pensando di trovarvi di fronte ad una succursale dei Behemoth (via Inferno), siete sulla strada sbagliata. Lontano dal glamour, dalla stampa generalista e dai croccantini per i cani…, In Extremis mantiene alto il vessillo della violenza, e dell’essere diretto, tipico del death-black metal underground.
[Zeus]