Saluti dallo spazio profondo: Samael – Passage (1996)

Per qualche strano motivo, i Samael non sono mai stati un gruppo con cui ho avuto un feeling immediato. Questione di sonorità? Di approccio alla materia del black metal (da cui si discosteranno ben presto per approfondire un discorso molto personale fatto di black metal sì, ma commistionato con elementi elettronici marcati ed un beat di stampo industrial)? Non saprei dirlo, ma quando mi concentravo sui gruppi storici del black, gli svizzeri, attivi dal 1988, non rientravano mai nelle band che citavo in maniera entusiasta… o che citavo punto.
Il tempo, però, è stato galantuomo e mi ha permesso di ritornare sui miei passi e approcciare certi dischi, uno su tutti Passage. Nel 1996 i Samael sono una realtà ormai affermata e Ceremonies Of The Opposites ha messo in chiaro la caratura di Xy e Vorph nel panorama estremo europeo. Quello (Ceremonies…) era il primo album che testimoniava la volontà di una progressione verso un futuro che Passage avrebbe dimostrato in maniera chiara: via la materia satanica, dentro un mix di considerazioni occulte, mistiche e spaziali. 
Questo cambio di rotta (perdonatemi il gioco di parole visto la cover art) è supportato da un sound bombastico, pulito e ben bilanciato – merito di Waldemar Sorychta, collaboratore di lunga data della band svizzera – e dall’approccio industrial che fornisce propulsione alle composizioni. Già la partenza con Rain e Shining Kingdom mette in chiaro le cose: i “vecchi” Samael stanno cambiando pelle e dal freddo delle profondità siderali ci mandano messaggi che non possiamo certo evitare di sentire (ed ecco che posso riconnettermi con l’uso di tastiere e della batteria programmata, cose che donano un feeling meno “terreno/terrestre” al songwriting).
Che poi io ci sia rimasto sotto con una canzone come Moonskin, brano che non mi stufa mai, è un fattore strano visto che, come canzone, ha un andamento lento e un feeling estremamente melodico e decadente, con un growl espressivo e puntuale di Vorph. 
Rendiamoci conto che l’impronta dei Samael sulla seconda metà degli anni 90 è forte, tanto che possiamo associare al termine black/industrial anche il loro nome e Xy verrà chiamato, l’anno successivo, a tessere le partiture di tastiere per A Dead Poem, il primo album della “stagione gotica” dei Rotting Christ.
[Zeus]



3 pensieri su “Saluti dallo spazio profondo: Samael – Passage (1996)

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