Blackmore’s Night – Under A Violet Moon (1999)

Quanto può essere difficile recensire un album quando suscita sentimenti così contrastanti!
La voglia sarebbe quella di massacrarlo ma non si può fare perché, in fin dei conti, non se lo merita per niente. La sensazione che mi da questo disco è la stessa di quando si va in un determinato ristorante perché si ha voglia di mangiare una cosa in particolare per poi scoprire che quel piatto è finito e bisogna accontentarsi di altro. Per quanto questo “altro” possa essere buono, non soddisferà mai la voglia che si aveva. Questo è esattamente quello che mi successe ascoltando per la prima volta Under A Violet Moon vent’anni fa, seppur consapevole fin da subito che si trattasse di album di musica medioevale. 

Ci troviamo di fronte a ben sedici pezzi suonati da sua maestà Ritchie Blackmore e cantati dalla moglie Candice Night che, a onor del vero, ha una voce meravigliosa. Il disco è molto piacevole da ascoltare tra pezzi originali, rivisitazioni, traditionals e ballate ma, parere mio, questa musica trova la sua dimensione ideale suonata dal vivo in contesti appropriati, come fiere e festival, in cornici suggestive all’interno di castelli o manieri, mentre su disco, a lungo andare, può risultare noiosa e un po’ piatta, per quanto ben prodotta. 

Ma veniamo al punto della situazione: è questo ciò che vogliamo sentire suonato da Ritchie Blackmore? La mia risposta è… assolutamente no! Ci sono delle bellissime canzoni qui dentro (e anche alcune che ci fanno scendere un po’ i cosiddetti, ad essere sinceri) ma il problema è che quando Ritchie schitarra come lui sa fare, ad esempio nella title track, in “Spanish Nights” o “Self Portrait” (cover dei Rainbow), quando addirittura tira fuori la chitarra elettrica in “Gone with the Wind”, non si può fare a meno di alzare la testa ed esclamare un “puttanatroia!”, perché ci arrivano gli echi di quello che vorremmo veramente sentire suonato da lui.

Ormai sono quasi venticinque anni che Blackmore porta avanti questo progetto, con circa una ventina di pubblicazioni tra album, live e raccolte e non dubito che ne vada orgoglioso, che gli abbia dato la possibilità di esplorare nuovi territori musicali e di fare contenta la moglie, ma noi forse ci siamo rotti un pochino le palle.
Ritchie, la chitarra elettrica! La chitarra elettrica!
Sta prendendo polvere!
[Lenny Verga]

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