Black metal made in Louisiana. Viking Crown – Unorthodox Steps of Ritual (1999)

Dietro lo sconosciuto moniker Viking Crown e allo pseudonimo Anton Crowley si cela il buon Phil Anselmo, ma questo lo sapete già.
In pieno delirio black metal, il singer americano aveva tratto il nome della sua seconda uscita dalla band madre (i Pantera) da un testo dei Darkthrone – Superjoint Ritual -, aveva inciso i primi due demo dei Christ Inversion e, l’anno successivo, avrebbe creato un supergruppo di devastati (Maniac, Fenriz, Phil Anselmo, Satyr e Killjoy) chiamato Eibon. Questi dureranno il tempo di una sbronza e tireranno fuori solo un pezzo: Mirror Soul Jesus. Il motivo, potete capirlo anche voi, era il livello di tossicodipendenza di Phil. 
Detto questo, e sapendo del suo amore per i Venom, il passaggio al black metal era un punto naturale e quindi, nel 1999, esce il primo EP dei Viking Crown. Registrato col culo e catalogabile come “ennesimo progetto cazzeggio” dell’ex singer dei Pantera, i Viking Crown rientrano in un black metal grezzissimo, veloce ma con un elevato feeling da colonna sonora di film horror. Questo fattore deve essere la collaborazione Phil Anselmo – Killjoy o la passione smodata di Anselmo per gli horror più marci – tanto che poi ci ha fatto un festival a tema, pensate voi -, ma rispetto a tutto il black metal che circolava all’epoca, questo tocco “soundtrack” è un fattore che lo differenzia da molti altri prodotti contemporanei. Non sto dicendo che lo fa salire di livello (giammai!), ma in un marasma di registrazioni poverissime, riffing alquanto scontato e pezzi che non si differenziano più di tanto uno dall’altro, questo elemento è sicuramente positivo. Le vocals spaziano dagli scream black al growl (che poi, modificati, diventeranno trademark dei successivi progetti con gli Illegals o gli Scour), passando anche dallo spoken-word filtratissimo. 
Sappiamo, da interviste o estratti passeggeri, che i Viking Crown erano ispirati alla scena norvegese, Darkthrone ma non solo, ma con quel filone hanno poco da spartire e, bisogna ammetterlo, se non avessero dietro il marchio Phil Anselmo, ancora meno gente si sarebbe cagato questo progetto. 
Se riuscisse a condensare le sue idee in pochi, mirati, progetti, gli LP sarebbero realmente di buon livello… ma non sarebbe Phil Anselmo e, quindi, ecco 1000 progetti, di cui almeno il 50% sono fallimentari o dubbi. I Viking Crown rientrano nel 50%, ovvio. 
[Zeus]

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  1. Pingback: Colonne sonore di serie B. Viking Crown – Innocence from Hell (2000) – The Murder Inn

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