Carlos Santana – Supernatural (1999)

Vogliamo dirlo senza peli sulla lingua, senza farci prendere dalla cacarella proprio adesso? Negli anni 90, Santana non se lo cagava più nessuno. Sicuramente un maestro riverito della chitarra, un compositore capace di scrivere dischi eccellenti (sapete tutti di quali sto parlando, forza non fate i cazzoni) ma arrivato nei ninties in debito d’ossigeno – situazione non proprio strana, visto che anche i Black Sabbath avevano approcciato gli anni ’90 con le gambe molli
Il chitarrista messicano sbanda, non riesce a tirar fuori contratti decenti e, come conseguenza logica, viene mollato dalle case discografiche che lo vedono come un dinosauro. Cosa volete farci, era in un’epoca giovane: il grunge stava mettendo a soqquadro tutto il movimento rock, il metal imperversava ed entrava nello stesso tempo in crisi e nascevano nuovi generi.
Che ruolo poteva avere un chitarrista cinquantenne che aveva più cose in comune con gli strafatti di Woodstock che non il mondo moderno? Secondo il mercato discografico, nessuno. Infatti lo lasciano marcire ai margini, almeno finchè Santana non incontra di nuovo Clive Davis (fondatore della Arista, etichetta che aveva già fatto uscire i dischi dei Santana ad inizio carriera). Giurando su tutto quello che aveva di più caro e toccandosi ripetutamente i coglioni, Santana spergiura che il nuovo corso della band non sarà rivolto al pubblico di sballati e/o reduci dagli anni ’60, ma che riuscirà a mettersi in contatto con quello che si respirava in quel momento nel mercato. 
Il risultato è Supernatural, un disco che lo porta al primo posto di ogni classifica. Prodotto in maniera eccellente, Supernatural è capace di mischiare una miriade di generi, dal blues, al rock mainstream (Smooth), dal latin rock a tutto il settore rhytm&blues, rap/hiphop (si senta la collaborazione con Laurin Hill, anche lei in pieno momento d’oro con il disco The Miseducation of Laurin Hill) e molti altri. Quello che fa da trademark è la chitarra di Santana che, come poche sei corde al mondo, è riconoscibile grazie al timbro inconfondibile – se vogliamo trovare un’altro esempio lampante possiamo ricercarlo in David Gilmour o Mark Knopfler -.
Ovvio che il buon Carlos non inventa niente, ma riesce nel miracoloso risultato di arrivare al risultato voluto accorciando le canzoni, dando una vaghissima patina easy listening e piazzandosi come nuovo guru del latin rock – materia che era già ampiamente sua, ma che molti si erano dimenticati nel periodo del “chicazzosenefregadiSantana“. 
La serie di collaborazioni è ampia ed è praticamente un mega-disco formato dal chitarrista che, di volta in volta, si circonda dei musicisti più consoni al formato finale della canzone. L’approccio è molto simile alle canzoni tirate fuori dal cilindro dei produttori hip hop/rap, ma qua la qualità è molto alta e oltre la già citata Laurin Hill troviamo Dave Matthews (in Love of my life), Eagles Eye Cherry ed anche Eric Clapton, che divide il centro palco con Santana in The Calling.
Rob Thomas (Smooth) ed Everlast (Put your lights on) cantano due delle canzoni che più giravano sui canali musicali dell’epoca e i The Product G&B si piazzano dietro al microfono per la gettonatissima Maria Maria – vera hit per le piste da ballo latine-americane, posti dove cerchi di rimorchiare delle tardone quando il mondo ti gira male e neanche l’alcool e la droga funzionano come dovrebbero-.
Come potete capire, Supernatural rimette Carlos Santana nel centro del mirino e ritorna sulla bocca di tutti e quindi ecco anche i contratti grossi e, ovviamente, un nuovo disco di collaborazioni (Shaman, che non ha lo stesso effetto sorpresa del precedente). 
Il fatto è che Supernatural, pur essendo un progetto collaborativo e in cui il featuring è quello dello stesso Santana (leggetevi il numero di produttori, scrittori, songwriter etc per ciascun brano), è un disco che funziona alla grande. Non amo ampie dosi di latin rock, ma il tocco è quello del vecchio leone e la capacità del team che ha formato di strutturare canzoni intelligenti ma dal piglio abbastanza pop, è un punto a favore di Carlos. Le hit, che ancora mi piacciono, sono quelle meno latin e più rock oriented, ma questo non cambia di una virgola che, nel 1999, il chitarrista messicano tira fuori il cazzo e fa vedere ancora una volta, se c’era realmente bisogno, che quando ci si mette tira fuori dischi della madonna. 
Non sarà il vostro genere, non lo ascolterete più di una volta ogni morte di Papa se va bene, ma un ascolto a Supernaturl va dato. Anche solo per poter dire, il disco è bello, fatto bene, prodotto da dio ma non è la mia cup of tea
[Zeus]

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2 pensieri su “Carlos Santana – Supernatural (1999)

  1. Mi rispecchio esattamente nel tuo divino giudizio per questo album. Santana non è tra la musica che ascolto di solito e, infatti, questo disco fu un acquisto di mio fratello che ha preferenze musicali divergenti dalle mie.
    Eppure questo disco mi è piaciuto, non stravedo, ma l’ho trovato piacevole.

    Mi piace

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