Musica per il tuo funerale o invocare Cthulhu: Thergothon – Fhtagn-nagh Yog-Sothoth (Reissue – 1999)

Ci sono band destinate a influenzare un genere e morire, band seminali che raccolgono più in termini di street credit che di soldi a badilate. 
Una di queste è sicuramente la finnica Thergothon. I quattro finlandesi inventano di sana pianta il funeral doom metal e dal 1991 al 1993 se ne escono con solo due dischi: il qui presente demo (fatto uscire altre x volte negli anni successivi) e poi il full length Steam from the Heavens del 1993.  
Il funeral doom è uno di quei generi che deve essere ascoltato nel momento giusto della tua vita e della giornata, perché se va bene ti prende male e finisci per ritrovarti per terra sbavante, in caso contrario ti annoia a morte. Il trademark della band fatto di riff pesanti, partiture lentissime e growling ultracavernoso e se ci aggiungiamo anche il substrato Lovecraftiano, capite che qua dentro c’è un mix di componenti così intenso e annichilente da non darti respiro. Con una durata media di oltre sette minuti per pezzo (a parte il quarto, e ultimo, che non supera neanche i due minuti!), il funeral doom dei Thergothon è uno statement
C’è stato un periodo in cui mi sono intrippato di tutta questa progenie del male: Thergothon, Shape Of Despair e poi tutta la parte inglese del doom-death erano ascolti “normali” a casa mia. Dopo mesi di immersione in questo strano mondo fatto di lentezze granitiche, profondità e (auto)tortura, mi sono allontanato (o rotto il cazzo, non saprei dirvelo con certezza). Non mi sentivo più a mio agio in questo mondo annichilente, mi stava risucchiando dentro le sue progressioni funeree e non mi andava più, avevo bisogno d’altro (qualche volta mi ascolto ancora Sleeping Murder dei conterranei Shape Of Despair – con i logici distinguo dati da un anno d’uscita successivo, il 2005, e una produzione migliore che li pone su altri livelli d’accessibilità rispetto ai Thergothon).
Nonostante poche uscite ufficiali, i quattro finnici hanno creato un genere, dettandone le direttive e poi, come molte band seminali e troppo avanti nel tempo, finendo per sciogliersi in una miriade di gruppi e progetti.
Della loro impronta sul metal ci restano due lavori in studio e, se siete in vena di torturarvi l’anima, non vi resta che recuperare quanto hanno fatto e bearvi del tempo, immobile ma comunque inesorabile, che vi faranno passare. 

[Zeus]