Sacramentum – Thy Black Destiny (1999)

Quando si parla di black metal in Svezia, ci sono tre scuole di pensiero: quella dei Marduk, quella dei Dark Funeral e poi ci sono i compianti Dissection a completare un’ideale triade sonora.
Sto generalizzando, lo so, ci sono anche molti gruppi svedesi che guardano alla vicina Norvegia come ispirazione, ma devo restringere il campo. 
Le cronache musicali danno per breve la vita degli svedesi Sacramentum: tre dischi ufficiali in otto anni d’attività, finita la quale anche la carriera dei musicisti sembra essere giunta al capolinea. 
Il terzo dei dischi è Thy Black Destiny, uscito all’alba del 1999 e colpevolmente ignorato dal sottoscritto. Ignorato, tanto che non ne conoscevo l’esistenza fino a quando non mi sono messo a rovistare nel musicume del 1999 e ho tirato fuori dal cilidro questo LP influenzato sì dai Dissection, ma ci possiamo leggere dentro anche una suggestione simil-Necrophobic ma meno votato al black (Spiritual Winter o Demonaeon).
Thy Black Destiny è un disco che mantiene tutte le promesse: una mazzata di black melodico con una forte attitudine death metal tanto che associare a questo LP il concetto di black metal è quasi sbagliato, risultando questo un disco death metal. Ma son piccolezze.
Il disco è concepito per staccarti la testa a furia di headbanging nel treno (oggi ci ho fatto caso, più del solito, che mentre sono in treno ho la testa che sembra una bobble head) e si contiene solo nello strumentale e nella title track. Il resto del disco non si ferma, e fra riffing di chitarra, momenti più ritmati in alternanza a quelli in cui il blast beat si impone sovrano (ottimo il lavoro di Nicklas Rudolfsson dietro il drumkit), il disco mantiene una costanza di risultato e un’efficacia spaventosa. Se ci uniamo la buona prova di Nisse Karlén (uno che ha un nome tirato fuori da Leo Ortolani) dietro il microfono, allora stiamo parlando di uno di quei dischi da ripescare dal fondo della memoria, per chi lo conosceva, o dalle profondità di YouTube, per gli ignoranti come me.
Vista la compattezza del disco, e l’evidente mancanza di qualsivoglia filler, mi stupirei di sapervi indifferenti dopo la doppietta The Manifestation – Shun The Light e mi farebbe strano non vedervi cercare su Google/Youtube questi Sacramentum. Se poi siete come me, che dagli svedesi volete anche il titolo in latino, sarete accontentati con Rapturous Paradise (Peccata Mortali).
Cosa volete di più? Ditemelo. Perché Thy Black Destiny è un LP da riprendere, soprattutto se nei vostri ascolti casalinghi (o nelle playlist di Spotify, quanto è cambiato il mondo), ci sono band come i già citati Dissection, Necrophobic o, se vogliamo, anche gli Unanimated… 
Da riscoprire al più presto. 
[Zeus]