La desolazione umana. Clandestine Blaze – Tranquillity Of Death (2018)

Il nome di Mikko Aspa e il monicker Clandestine Blaze non sono proprio degli sconosciuti. Il primo è anche singer per i Deathspell Omega e titolare della conosciuta Northern Heritage Records (etichetta discografica che fa uscire anche il materiale di Mgla e Kriegsmachine), i secondi, incarnazione dello spirito di Aspa, sono attivi dal 1998/1999 (vent’anni fa usciva il debutto ufficiale della band). Dei Deathspell Omega abbiamo già parlato su questo blog (anche se dell’incarnazione pre-Aspa), mentre dei Clandestine Blaze niente, neanche menzione.

E qua c’è da fare subito un distinguo importante: vista l’ingombrante figura del suo creatore, che non ha nascosto posizioni ideologiche non interessanti a questa webzine, cercherò di valutare il disco trascendendo sulle posizioni politiche che emergono, di quando in quando, dalle lyrics del progetto. 

10 album in 20 anni di attività e un’etica del lavoro encomiabile (ogni due anni fa uscire un LP, con una punta d’attività nel biennio 2017-2018), i Clandestine Blaze arrivano a Tranquillity Of Death facendosi forza di un trademark sonoro ben rodato.
La produzione è buona, lontana dalla cacofonia norvegese (il basso, comunque, viene ignorato nel mixing finale), ma questo non toglie che le chitarre mantengano una sporcizia notevole, capace di farle risultare ruvide ma comunque organiche. Più del Nord Europa, il feeling che se ne trae è quello del black metal francese, ma l’influenza dei Darkthrone è innegabile.
Sarà una considerazione scontata quanto volete, ma in Tranquillity of Death si respira odio. Niente di brutale e musicalmente in-your-face, ma l’odio è un costante reminder di quanto questo mondo faccia cagare.
Le canzoni sono asfissianti, condite da un riffing circolare e tutte, tranne quelle in apertura e chiusura (l’irruenta e diretta God on the Cross e Triumphant Empire), superano i 7 minuti di durata.
Non sono pochi per un genere come quello proposto da Aspa, a cui si aggiunge l’impossibilità di sentire questo disco come mero sfondo alle attività giornaliere. O gli si dedica del tempo, carpendo anche i fugaci momenti d’apertura (la chitarra acustica che fa capolino nella title-track è uno di questi), o si ascolta qualcosa di diverso e più caciarone. 
Non puoi permetterti di sentire distrattamente Tragedy of Humanization, il cui procedere è tutt’altro che veloce o leggero, così come non c’è niente di radio-friendly in Blood of the Enlightenment (o la title track), sostenute e con un suono di chitarra tagliente e molto in luce rispetto al comparto ritmico. 
Tranquillity Of Death è un LP che si rivolge a specifiche categorie di pubblico: quelli che sono alla ricerca di band affini per ideologia, quelli che stanno cercando album asfissianti e circolari ma senza essere ipnotici e, soprattutto, quelli che nella musica cercano odio e violenza (più nella sostanza, visto che le brutalità di altre band qua non vengono raggiunte) sotto forma di musica. 
A tutti questi, Tranquillity Of Death piacerà senza riserve. Tutti gli altri se ne astengano. 
[Zeus]