Mistigo Varggoth Darkestra – The Key to the Gates of Apocalypses (1999)

Mentre voi state pianificando la grigliata di Ferragosto, qua c’è gente che lavora. 
Visto che non ci si ferma mai, il nuovo album sotto la lente d’ingrendimento è quello dei misconosciuti (per me) Mistigo Varggoth Darkestra. Apprendo dal web che sono situati in Ucraina e sono un solo project di tale Knjaz Varggoth (membro anche dei deathster Necrom e dei blackster (ex !?)-NSBM Nokturnal Mortum, nonché di altri progetti di cui non mi degnerò neanche di scriverne il nome). 
The Key to the Gates of Apocalypse è un enorme disco di ambient-black metal, oltre 1h di black metal (scuola norvegese?) e sezioni di synth/ambient che a volte ricordano Burzum e, in altri casi, alcune porzioni del sound di Mortiis. La produzione non è eccelsa, ma non ci si aspetta questo da una band black metal, così come non è così fondamentale riconoscere un singolo riff (ad un certo punto, non so a quale minuto, mi son venuti in mente i Metallica, ma forse era solo una questione meramente casuale) o ricordarsi a vita un passaggio musicale; nei progetti come questi, il segnale forte da dare è l’immersione totale nella nebbia e nel mood creato dalla band. 
Rispetto ad un disco totalmente ambient/industrial (come potevano essere quelli dei Paysage d’Hiver o quelli interamente fatti con i synth dei Burzum), questo LP si divide in maniera netta fra le parti sospese e pervase di elementi ambient e quelle in cui la musica si sposta su un black intrigante. Delle prime, in molti casi, si rimane perplessi: nel 70% dei casi sono passaggi utili a staccare la pesantezza di un’ora di musica formato malloppo; ma a volte Knjaz Varggoth si fa prendere la mano e suonano come il rumore del vento che passa sotto la porta o la registrazione di un tizio che russa in una stanza – non proprio degli effetti da spellarsi le mani. 
Sul versante black metal, invece, non c’è niente di negativo da dire. I pezzi non si discostano mai dal mid-tempo, se non per occasionali accelerazioni, e mescolano bene gli elementi sinfonici alla doppia cassa e uno screaming intellegibile (se ci si vuole sforzare di sentirlo).
L’importanza dei testi sarà anche alta (?), ma sinceramente mi è bastato sorbirmi tutta l’ora di musica e non mi son curato di leggermi le lyrics del mainman ucraino – questo lo lascio a voi, visto che avete tempo mentre mettete il culo nell’acqua torbida di qualche località marittima affollata dalla chiunque. 
Per quanto intrigante e, concettualmente, molto intransigente visto che è concepito come opera unica e non diviso a capitoli, dopo un po’ mi sfascia il cazzo. Da ascoltare, questo sì, perché immergersi nell’universo sonoro prodotto dai Mistigo Varggoth Darkestra può far bene per pulirvi le orecchie dai tormentoni estivi che sentirete ovunque e potreste anche estraniarvi dal mondo per un’ora; ma dopo l’ascolto non so quante volte ci ritornerete sopra. 
Progetto nato e morto nel giro di tre anni. Per chi fosse interessato può anche recuperare Midnight Fullmoon del 1997. Io mi accontento di questo The Key to the Gates of Apocalypses
[Zeus]

ps: visto che un’ora di disco potrebbe essere pesante come una mazzata sui coglioni, eccovi un estratto – sta a voi decidere se proseguire nell’ascolto o meno.