Gli altri Batushka – Hospodi (2019)

Neanche due mesi dopo la pubblicazione del disco dei Батюшка, anche i Batushka di Bart escono con Hospodi. E, ancora adesso, si ripropone quell’eterno dilemma: chi è meglio? Chi ha prodotto il miglior prodotto musicale? Perché alla televisione passano programmi musicali dove tutti gli “ospiti” e i partecipanti mostrano il cuore fatto con le dita?
Perché lo so che sono queste le domande che vi percorrono il cervello mentre siete sotto l’ombrellone. Avete la necessità di dirimere la questione, così da potervi rilassare il corpo ed essere violentati mentalmente dall’ennesimo tormentone in spagnolo (ancora oggi ho gli incubi per le canzoni di Alvaro Soler, il promo-video per il suo concerto in Alto Adige mi ha distrutto ogni voglia di uscire e interagire con l’umanità).
Per aiutarvi nel compito immane di capire quali Batushka sono meglio, giungo in vostro soccorso dicendo: Батюшка vince senza neanche sforzarsi troppo, ma per onestà intellettuale, bisogna dire che Hospodi si difende sotto alcuni punti di vista.
Панихида è un disco forte, coerente, suonato bene, dove le uniche pecche realmente evidenti sono sotto l’aspetto vocale (non eccellente nella parte solenne dei canti liturgici) e, se vogliamo essere pignoli, si registra anche un calo di forma intorno alla metà del disco, ma niente di sconvolgente in maniera assoluta.
Hospodi è il suo contrario: scontato quando si parla di songwriting e con parti di chitarra in generale poco convincenti, dove la versione di Bart vince è quando si va a vedere l’aspetto prettamente vocale e catchy. Questi Batushka sembrano, in alcune occasioni, una versione icone dorate e salmodiare alla vodka dei Dimmu Borgir di Eonian. Non ci sono le strumentazioni trovate a cazzo su Fiverr, ma la semplicità della ritmica di chitarra con sopra tutto l’aspetto melodico-enfatico richiama alla lontana certe canzoni di Shagrath.
Non poteva essere diverso visto che Krzysztof Drabikowski è colui che si cela dietro il successo dei Batushka di Litourgiya, dietro tutti i chiaro-scuri chitarristici e il songwriting. I soldi forniti dalla Metal Blade a Bartłomiej Krysiuk non hanno fatto che mascherare (non benissimo, neanche) l’evidenza di un sound più semplice, giocato sui midtempo, ma con una maggiore cura nella parte vocale e su certe melodie accattivanti (Polunosznica).
Rispetto alla stragrande maggioranza della popolazione, a me, Litourgiya, non ha fatto strappare i capelli. Buono, ma non quella perla assoluta descritta dai mille blog o webzine. Invece sono proprio le versioni “fake” a interessarmi e quella di Drabikowski molto di più di questa, visto che Hospodi sa di prodotto uscito in fretta e furia per non far la figura di merda nei confronti del suo ex-compare.
Nonostante tutto, però, rimane il tremendo dubbio che i due galli polacchi hanno fatto la cagata suprema: per beghe da latteria, i due hanno buttato nel cesso la gallina dalle uova d’oro. Uno si trova senza soldi, l’altro senza idee. Praticamente due formazioni monche, che girano tenendo in vita un cadavere.
L’unico che, attualmente, ha la capacità per scrivere delle canzoni degne dei Batushka è Drabikowski, quindi dobbiamo solo vedere cosa ci riserva il futuro. Krysiuk ha tentato il tutto per tutto spremendo al massimo le (poche) idee che circolavano in sala d’incisione, il risultato è Hospodi e capite anche voi che gli eventuali risultati deriveranno solo dalla macchina promozione della Metal Blade.
[Zeus]