Graveland – Impaler’s Wolves (1999)

A pensarci bene, i Graveland sono un’altra di quelle realtà che non sanno bene come vendersi: dichiararsi espressamente NSBM o continuare a pasturare nelle ampie praterie del “non so, non dico”? Potremmo metterli insieme ai francesi Peste Noire e altri che, adesso, non mi vengono in mente, ma capite il discorso vero?
I Behemoth si sono scansati dai Graveland con la velocità dl suono, per poi ritornare sulla bocca dei media quando Nergal è stato visto farsi una foto con Rob Darken. Che si conoscano da oltre 20 anni è un discorso totalmente secondario. Che farsi una foto non significa condividerne anche le idee, è un passaggio che spesso e volentieri sfugge a chi le notizie le legge su Facebook.
Ma torniamo ai Graveland, che di questi problemi ne hanno avuti diversi, soprattutto grazie alla Polizia tedesca (album vietati e addirittura un’irruzione nella sede della No Colours Records, tanto per non farsi mancare niente).
Musicalmente parlando è difficile trovare grandi cose da dire su questo EP, Impaler’s Wolves. Ri-registrazioni di due canzoni provenienti dal disco di debutto (Carpathian Wolves del 1994), i due brani contenuti superano i 10 minuti di durata e, come concetto musicale, non presentano enormi differenze uno dall’altro.
Quindi, con piccole variazioni sul tema, Rob Darken si tiene stretto sul sentiero del black metal semplice e diretto, grezzo ma non raw, sia per Impaler Of Wallachia che In the Northern Carpathians. Per evitare l’effetto noia, cosa che può succedere quando si superano certi minutaggi, Darken ci ficca dentro qualche sparuta accelerazione, giusto per variare dall’imperante mid-tempo, e gioca alla grande con l’ambientazione “horrorifica” data dalle tastiere e inserti vari.
Due brani interessanti, aldilà delle fissazioni ideologiche del suo creatore, che possono piacere a chi, nel black metal, cerca un songwriting diretto e non eccessivamente veloce, una sound ricco d’atmosfera e con un tocco d’epicità.
[Zeus]