Il primo live non si dimentica: Rammstein – Live Aus Berlin (1999)

L’ho riscritta anche troppe volte questa recensione, ma ogni volta non mi ha convinto del tutto. Questo perché i Rammstein, nel 1999, andavano contro ogni probabilità logica. Ditemi voi, quante probabilità ha un gruppo che parla tedesco di sfondare da noi? A parte i Guano Apes (che poi non cantavano in tedesco), Lena (ma solo per una canzone) e poi chi c’è? Falco? Ok, il grande Falco ha avuto la sua notorietà, ma in Italia erano sdoganati solo i grandi del thrash/power tedesco, il Commissario Derrick e la birra. Chiara (helles) o la Pils, forse forse la Weißen, ma non nel resto d’Italia. 
Non c’era grande modo di far passare il “mondo tedesco” nello spioncino dell’esperienza italiana, a meno che non si finisse per ribadire la formazione dell’Inter con i tedeschi terribili, la rivalità calcistica nazionale e, ovviamente, il passato ingombrante che si portano dietro. Come noi, solo che loro ci stanno mettendo più impegno per mettersi sul banco degli imputati e prendere coscienza collettiva di cosa è accaduto. 
Se sei tedesco, canti in tedesco, metti sulla copertina una serie di uomini lucidi d’olio e in posa maschia (Herzeleid), allora nella mente generale viene fuori un collegamento rapido come un ictus: Rammstein = nazi. 
Non quelli dell’Illinois, ma quelli veramente cattivi. 
Ci hanno messo anni e anni per tirarsi via questa parentela sbagliata, Lindemann&Co., tanto che sono arrivati a ribadirlo anche su Mutter che, con gli uomini della croce uncinata non hanno niente a che fare. 
Ovviamente, nel 1995, Herzeleid non fa questo botto enorme né in patria (il binomio di paesi germanofoni del centro Europa) né all’estero. Ci mancherebbe, ovvio, ostico è ostico come LP e il supporto della Motor – Slash non è proprio quello di un colosso come la Universal. 
Meglio va con Sehnsucht, il disco che nel 1997 ha fatto credere a tutti nella mia classe che fossero nazisti. In questo caso era il binomio tedesco – metal, l’ignoranza vagava su sentieri così aperti da toglierti il fiato. Il problema è che io sono partito con quel disco e, ancora adesso, lo adoro. Non conoscevo i Rammstein prima, quindi erano cosa nuova. Chi cazzo aveva internet, YouTube e tutto il resto per capire chi fossero (se non interviste) e/o vedere i video musicali? Io no di certo, avevo forse un lercissimo 56K che mi permetteva a stento di sentire i miei pensieri dietro tutto il macello della connessione. Vedere un video in streaming, se mai avessi saputo cosa fosse lo streaming, sarebbe stato un gioiello mica da ridere. 
Ma niente, quindi ecco la cassettina con dentro Sehnsucht e via ad ascoltarla fino a renderla inservibile e poi riprendere quel CD-R e copiarlo su uno vuoto e tenerlo caro (penso di averlo perso comunque). 
Chi cazzo sono i Rammstein. Perché gira voce che questi bruciano? Che cazzo fanno? Se fino a quel momento il metal era una condizione dello spirito ridotta a certi gruppi e una, incrollabile, certezza, i Rammstein uscivano dallo schema ed erano nuovi, vibranti, qualcosa che per lingua e periodo d’uscita, potevi sentire tua. Stavi assistendo al decollo del razzo e, nel giro di pochi anni, avrebbero fatto il botto. Si sentiva e tu eri presente. 
Una delle poche band “che riempiono gli stadi” ad essere tua, a vederla crescere e arrivare in vetta. 
Adesso tutti fanno gli schizzinosi e citano il mare magnum delle canzoni di Lindemann, ma al tempo col cazzo che c’era questo giro. Al massimo sentivi nominare Engel o Du Hast (e ancora adesso mi ricordo la copertina di Sehnsucht) e, vi giuro, solo da qualche anno ho la percezione concreta che la gente abbia capito il gioco di parole contenuto in Du Hast
Come per i razzi sparati nello spazio, anche i Rammstein dovevano liberarsi di un primo stadio, dovevano sganciare il loro disco dal vivo: quello che riassume il primo biennio di vita della band. Quindi un album che tiene quasi tutte le canzoni dei due LP e ci aggiunge, con notevole gusto, una delle canzoni mai pubblicate su disco in studio: Wilder Wein. Pezzo stupendo, fra l’altro. Nel 1999 escono con Live Aus Berlin e, lasciatisi alle spalle il primo modulo di lancio, i berlinesi si preparano a sganciare sul mondo quello che, senza dubbio, è il loro album più bello e più riuscito: Mutter
Dopo di quello c’è solo la celebrità, il riconoscimento generale e lo sdoganamento che la Germania non è solo würstel, calzettoni bianchi con Birkenstock, turisti arrosati sulla riviera romagnola, pizza con cappuccino, bionde con gli occhi azzurri e Oktoberfest, la Germania è anche Rammstein e Tanz-Metal

[Zeus]