Kaltenbach Open Air – Giorno 3

Ultimo giorno di festival e, dopo una giornata intensa come quella di venerdì, le prime ore del giorno sono dedicate alla colazione, ad un pranzo decente e un po’ sano di relax (comprensivo di tonica camminata per tirar fuori dai pori tutta la birra/Jaegermeister del giorno prima).
Per un puro caso finiamo a mangiare nello stesso posto che ci aveva accolto, nel 2015, con l’unico pasto caldo e non fritto. Una bella soddisfazione, ma l’accesso al backstage ci ha permesso di mangiare qualcosa di diverso dal classico menù del festival, quindi quest’anno non mi posso certo lamentare del troppo fritto. 
Sfortunatamente, anche stavolta ci perdiamo un paio di band iniziali. 
Non arriviamo in tempo, ma le sentiamo risuonare nella valle (seppur coperte dalla potenza sonora di non so quanti impianti stereo dei campeggiatori appostati lungo la strada per il festival).
Visto che il programma odierno è decisamente ricco, decidiamo di farci un giro per il settore merch e guardare cosa ci offrono gli stand. Per questo motivo Abruth Demise Running Death li sento unicamente come sottofondo e non posso certo giudicarli. 
Il nostro festival inizia alle 16.30 con l’arrivo sul palco dei Gutalax. Io li adoro, sono dei cazzoni e le canzoni suonano quasi tutte uguali, ma hanno personalità e divertimento, quindi mi piacciono assai. E poi si portano dietro un corollario di gente stupenda che, fra circle pit, mosh pit e wall of death, inscenano anche una seduta con “il vogatore” e, vi giuro, era stupendo vederli per terra a fare esercizio fisico. 
I 40 minuti a loro disposizione finiscono in un lampo e il pit si svuota, anche perché incomincia una fastidiosa pioggia che, da quel momento in avanti, tormenterà il festival.
Cosa volete dire degli Haemorrhage che non sia stato già detto? Gli spagnoli tirano fuori una prestazione maiuscola e fanno valere i quasi trent’anni di attività sulle scene. Fossi una persona in gamba, tirerei fuori la recensione di Anatomical Inferno del 1998 (ha festeggiato vent’anni di vita l’anno scorso), ma non l’ho fatto, quindi spero che ci sia una mano amichevole ad aiutarmi! 
Il cielo non smette di pisciarci in testa acqua e vento freddo, quindi ci ritiriamo sotto il tendone e aspettiamo il momento giusto per vederci i Sinister. Il momento “giusto” non arrivo, visto che il tempo ha deciso di rendere questo fine festival più eroico, quindi decidiamo di seguire lo show da sotto il tendone e non prendersi litri di acqua sulla testa. Non è una scelta TRVE, ma di trovarmi bagnato in mezzo al freddo della foresta austriaca non era proprio una delle tre cose di cui sentivo la necessità. 
Nonostante la nostra posizione disagiata, il sound che ci arriva fra i denti è una legnata incredibile. Il sound è eccellente, e non stiamo certo parlando degli headliner (chissà quando impareranno, qua in Italia, a non stroncare le gambe alle band di supporto con sound di merda). I cinquanta minuti a disposizione degli olandesi volano, mentre questi sparano un set death metal compatto e aggressivo al punto giusto. 
E con questa band siamo a tre nomi “grossi” di seguito… e tre centri confermati. 
Dopo esserci mangiati qualcosa e bevuti l’ultima birra, cogliamo al volo l’occasione di una tregua dalla pioggia e andiamo sotto il palco per goderci lo show degli Aura Noir. Il concerto è molto buono, ma forse non raggiunge i livelli di violenza dei precedenti act. Io mi prendo bene, perché i pezzi ci sono e Blasphemer ha un carisma magnetico e il suo riffing è perfetto, senza sbavature, ma comunque carico e violento.
Solo rientrato in Italia ho capito che quello a cui ho assistito potrebbe essere stato un vero e proprio evento: l’ultimo show in assoluto degli Aura Noir. Vedremo cosa ci riserverà il futuro.
Da menzionare il fatto che, i norvegesi, hanno dato dimostrazione di professionalità e aggressività decisamente maggiore del triste show dei God Dethroned nel 2015. Gli olandesi avrebbero mollato il colpo di lì a poco, cosa che ha influito sullo show rendendolo irritante e poco coinvolgente
La tregua però dura poco e, finito lo show degli Aura Noir, ho giusto il tempo di guardare se c’è del merch prima di ritornare veloce sotto il tendone e assistere ad una nuova ondata di pioggia. Proviamo ad uscirne per vedere i Pestilence ma niente, continua a scenderne a litri quindi rimaniamo sotto il tendone e ascoltiamo Patrick Mameli & Co. Incrociamo le dita e speriamo in un secondo break dal brutto tempo, ma così non è e quando è il turno degli Enslaved, la pioggia non accenna a smettere, anzi… Data la situazione, decidiamo con il cuore pesante di ritornarcene in Hotel e ritardare il nostro ticket per il Valhalla. Ci dispiace parecchio andarmene dal concerto, ma la pioggia non accenna a diminuire e quando raggiungiamo la macchina per ritornarcene in Hotel, viene giù un vero e proprio diluvio che non ci fa rimpiangere troppo la decisione presa.
La band di Grutle e Ivar Bjørnson è comunque spesso in tour, quindi prima o poi mi ricapiterà di vederli; quello che dispiace è essermi perso gli Enslaved, di notte e in mezzo alla foresta di Spital Am Semmering. 

Nota da vecchio: Vi posso assicurare che rientrare in Hotel e non dover dormire nella melma e nel freddo delle foreste austriache è un lusso di cui non ci pentiamo neanche un po’.

Cosa posso dire? Il Kaltenbach Open Air non è un festival enorme (grazie!), ma è uno di quei posti dove ti senti a casa.
I suoni sono ottimi, non c’è troppa gente, il pit è vivibile e le band sono di spessore pur senza dover assolutamente prendere nomi enormi per compiacere il pubblico. Qua si parla di passione per il metal e di buon gusto, con line-up/giornate ben bilanciate e un’organizzazione ottima, senza ritardi nei cambi palco e di una gentilezza incredibile (grazie ancora Thomas). 

[Zeus]

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