Il terzetto si completa – Witchery: Dead Hot & Ready (1999)

La storia dei Witchery, band che mi aggrada parecchio, assomiglia alla parabola dell’ubriaco: l’inizio dell’avventura alcolica ha sempre qualcosa di sfavillante e la parlantina è talmente fluida, perfetta, intrigante ed esplosiva che non si può che restare in ascolto. Questo, almeno, per gli ubriachi funzionali e non quelli che incominciano a sbavare come rottweiler con la rabbia dopo mezzo bicchiere e incominciano a sbattere il bicchiere gridando: spacco bottiglia, ammazzo famiglia. Quelli sono pesanti anche prima di incominciare a bere, quindi non fanno testo. 
Ma l’ubriaco funzionale, quello che con le prime birre sembra ritornare in attività, sciogliendo le ultime riserve di pudore, stanchezza o che altro, è tutta un’altra storia. Questo periodo di eccellenza sociale, questo regno illuminato della sbronza brillante, è un periodo strettissimo per i Witchery che, nel giro di soli due anni, sparano fuori tre cartucce praticamente perfette e poi incominciano a zoppicare. 
Almeno fino ad arrivare a Witchkrieg, album che mi è piaciuto ma a cui manca qualcosa. Il periodo recente mi è sconosciuto e dovrò recuperarlo. 
Dopo aver fatto uscire l’EP Witchburner, la band svedese tira fuori un LP da 33:33 minuti e fa centro secco un’altra volta. Perché è qua che i Witchery hanno creato il loro trademark classico e il loro sound più definito, divertente e furioso. Con (falsa) noncuranza mischiano thrash, death, black (e proto-black) e influenze heavy classico in Dead Hot & Ready. Le influenze dei Mercyful Fate si sentono nelle atmosfere, perché quest’aura vagamente oscura e demoniaca viene creata anche grazie al muro di suono delle chitarre. Il resto lo fa l’attitudine della band e, in buona parte, le vocals di Toxine. Non è un vocalist che varia tanto lo stile durante le sue parti, ma l’efficacia delle linee vocali, l’aggressività e il marciume che trasmette la sua ugola è parte integrante, e fondamentale, per il risultato finale del disco.
Dopo questo CD, incominciano a perdere colpi, a sentire la pressione di due ottimi LP e quella costante sensazione di non essere più il gruppo cazzeggio di musicisti già affermati in altre band (Seance, The Haunted e Arch Enemy giusto per citarne alcuni). Dopo Dead Hot & Ready la gente ha incominciato ad aspettarsi veramente qualcosa da loro e il giocattolo si è incrinato.
[Zeus]

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