La nuova vita di Nergal. Behemoth – Satanica (1999)

Ditemi voi come fate a rimproverare a Nergal il suo cambio di rotta dal black degli esordi all’attuale blackned death. Perché se Pandemonic Incantation del 1998 era ancora un ibrido fra quello che erano e quello che sarebbero diventati, Satanica è, sempre più, la nuova incarnazione della band. 
Questa evoluzione era telefonata, come lo sfogo della tua ragazza dopo un paio di volte che chiedi “cosa succede?” e con la conseguente risposta “niente”. Avere Inferno dietro al drum-kit e non sfruttarlo adeguatamente è una bestialità paragonabile ad avere Roberto Baggio in squadra e metterlo in porta. Non è una cosa fattibile e non è utile a nessuno sfruttare poco (o male) i membri del gruppo: a volte ci riescono gli Hypocrisy che fanno eseguire a Horgh solo pezzi in mid-tempo, ma questo è un discorso legato alla volontà di Peter di fare quel cazzo che vuole con la sua band. 
Nergal non è scemo e capisce che ha con sé un fuoriclasse e non si sogna per niente di far delle cazzate, lui vuole un certo sound e Inferno glielo procura senza problemi: classica situazione win – win. Che poi questo significa tirar via sperimentazione, cambi di tempo e tutto il resto è un discorso diverso. Pandemonic Incantation è stato un caso particolare, una scheggia impazzita piena di ritmiche intricate e tanto Medio Oriente nel riffing, mentre Satanica è una bestia coesa, un juggernaut che non smette di calpestarti in faccia finché non sono finiti i 35 minuti di durata del disco. 
Questo è un particolare a cui tengo sempre molto: saper dosare la lunghezza di un disco. La capacità di scrivere un disco senza aggiungere cose inutili è da rimarcare, visto che per i Behemoth questo significa una serie di brani pesanti, ma fondamentalmente anonimi e/o poco efficaci. 
Satanica è l’equivalente di un moderno centrocampista di qualità: ha fiato da vendere e attitudine al contrasto duro, ma i lampi di genio non sono proprio nelle sue corde – ci sono momenti buoni, ma la scintilla non è qua.
Gli otto brani non hanno nessun vero filler, ma neanche nessuna canzone che, come nel successivo Thelema.6, sarà un momento imprescindibile dei concerti (forse l’iniziale Decade Of Therion). Come detto sopra: i brani spaccano, sono compatti, ma non ti entrano dentro e questo è forse da collegare al songwriting di Satanica.
Per un simulacro di perfezione, invece, possiamo attendere fino The Satanist.
Sotto l’aspetto puramente d’ascolto, invece, il cambio di passo dal precedente disco è minore: il growl di Nergal è ancora ruvido e cattivo, lontano anni luce da quello più pomposo ma inoffensivo del post 2000, mentre il sound è ben bilanciato fra elementi di pulizia (batteria e basso, entrambi esplosivi ma limpidi) e sporcizia (le chitarre rimangono grosse,  oneste e ruvide anche durante i soli).
Il primo passo verso il cambiamento, ecco come possiamo descrivere Satanica. Il 1999 segna il classico “Il re è morto, viva il re” per i polacchi. Muore il black metal originario ma rinasce una creatura diversa, più “mainstream”, e capace di toccare vette altissime come su The Satanist, ma anche momenti di difficoltà come The Apostasy o Evangelion. Le radici di quello che tutti i moderni metallari conoscono come Behemoth sono qua dentro, mentre per tutti gli altri, la band polacca è morta proprio con questo disco.
[Zeus]

4 pensieri su “La nuova vita di Nergal. Behemoth – Satanica (1999)

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