L’importanza del pantalone a zampa: The Vintage Caravan – Gateways (2018)

A causa di una serie di novità in questa sordida vita, ho incominciato a scoprire nuovi gruppi: dei Ravencult, ormai diventati una delle mie band preferite, ne ho già parlato in sede di recensione, mentre di questi The Vintage Caravan faccio menzione solo ora. 
Diciamolo, tanto non mi legge un cazzo di nessuno, che non si inventa granché da molto tempo e che il meglio che puoi trovare nella musica del 2019 è onestà o un’ottima riproposizione, con piglio personale, della lezione dei grandi del passato. Non c’è niente di male in tutto questo, è l’andamento delle cose. La gente fa la fila per digerire merda musicale, quindi il meglio che si possa fare, senza spararsi un colpo, è puntare unicamente a chiudere il recinto quando le mucche sono già scappate e contenere i danni.
Serve un cazzo e mi fa anche girare un po’ i coglioni, ma tant’è. 
Quindi tanto vale rileggere il sound e riscrivere una propria esperienza personale. Le migliaia di epigoni dei Kyuss/Black Sabbath/Led Zeppelin/Metallica sono la riprova che, il mercato, non è certo saturo di certe sonorità; soprattutto perché quelle sonorità sono di ottima fattura. La gente ha voglia di sentire qualcosa, di non perdersi in un mare di letame… quindi qua a TMI cerchiamo di venire incontro a questa richiesta inespressa e forniamo una bussola quantomeno “decente”. 
Come posiziono quindi questi The Vintage Caravan? Innovativi non posso certo definirli: il sound che promuovono Óskar Logi Ágústsson&Co. è quello classico dei sixties-seventies e quindi si possono sentire note di Led Zeppelin, Cream, Rush, Thin Lizzy… percorrere le undici composizioni dei tre islandesi.
Se non puntiamo sull’innovazione, allora diciamo subito che in termini di songwriting e piacere all’ascolto, allora siamo su buoni livelli e questo, per me, è un plus.  
Ci sono elementi hard rock, proto-metal, psichedelici e tutto il compendio che si poteva respirare allora, solo con la produzione odierna (la Nuclear Blast ci mette lo zampino malato sul suono, ma senza troppi danni). In questa direzione si muovono moltissime band (le conoscete tutti, quindi non rompetemi le palle facendo la conta), ma finora questi The Vintage Caravan sono quelli che mi hanno preso di più.
A supportare questa mia “audace” dichiarazione c’è la semplice constatazione che i pezzi di Gateways sono buoni, di buona profondità e  hanno anche notevole groove. Se teniamo presente che non ti rompono il cazzo dopo mezzo minuto… eccovi servito un nuovo plus.
Prendete una canzone come On The Run: melodica ed orecchiabile, tanto che i suoi sei minuti scivolano via che è un piacere. Ve lo dico sinceramente: probabilmente è una delle mie preferite del disco. 
Rispetto a molte altre cagatine che troviamo sui dischi moderni, al centro di tutto si muove ancora la chitarra e finalmente si ritorna a ragionare. Di cori, zampogne, buffonate e cialtronerie ne ho le palle piene, quindi sapere che Gateways è riff- centrico mi fa vedere bene anche le giornate di pioggia. 
Se volete esempi, così, una tantum, troverete che Hidden Streams è seventies al midollo e le stesse Set Your Sights, All This Time Reflections sono macchine da groove. 
Ma cosa succede quando il songwriting non è così brillante? Allora intervenire la sensazione che l’omaggio, il mero “riciclo” della formula sia una stampella creativa. I casi sono pochi, più nella seconda parte del disco, e non stonano poi più di tanto. Le canzoni sono omaggi al tempo che fu, alle radici del sound di Gateways: sixties-seventies (Farewell) o in un mood similare (Tune Out o The Chain).
Questi tre islandesi non hanno la pretesa di rivoluzionare il mondo della musica e, a quanto mi risulta, non vogliono essere (non sono spinti ad essere?) i nuovi Led Zeppelin come i Greta Van Fleet. Con Gateways, i The Gateways fanno uscire un disco ispirato dai sixties-seventies e lo fanno con abbastanza onestà e buon songwriting da farti aspettare il prossimo disco e, ovviamente, riascoltare questo. 
Per me sono promossi, sta a voi fare gli snob e ignorarli. 
[Zeus]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...