Aftermath – There Is Something Wrong (2019)

A volte ritornano… in studio di registrazione.
Sì, perché dalla bio che ho ricevuto insieme all’album, il precedente full lenght degli americani Aftermath, “Eyes of Tomorrow”, risale al 1994.
Sono passati 25 anni. Tanto per la cronaca, il demo precedente al debutto risale al 1987. Una band non proprio prolifica, oltre che dalla varietà di generi di appartenenza piuttosto ampia. Si parla di thrash, crossover, technical, progressive, insomma c’è un bel po’ di carne al fuoco. Premiamo il tasto play e vediamo che succede.

Inizio poco entusiasmante con un intro, musicalmente parlando, piuttosto inutile ed un primo pezzo che personalmente non mi ha convinto. Si parla di technical thrash metal nella presentazione del CD ma FFF (FalseFlagFlying) con i suoi lenti palmuting, le vocals sovrapposte tra sussurri e recitato che si alternano a parti declamate che fanno molto hardcore (ecco l’aspetto crossover che spunta prepotente), mi ha lasciato piuttosto indifferente, salvo un guizzo di quello che speravo di trovare in questo album nella parte centrale del pezzo, con un aumento di velocità, tensione e violenza coronato da un bell’assolo di chitarra.
Si prosegue decisamente meglio con la successiva Diethanesia, classicamente thrash made in USA nel riffing, nel tupa-tupa e nei cori, così come con le successive tracce. Personalmente continuo a non apprezzare il tono declamatorio del singer che per quanto possa essere in linea con i contenuti dei testi, un concept su quanto faccia cagare il mondo, avrebbe potuto alternare più spesso un cantato tipicamente metal per dare più dinamica e movimento alle canzoni. 
Da qui in poi ogni pezzo dell’album procede in questa direzione, veloce e incazzato. Il riffing è convincente anche se non particolarmente originale, ma non mancano comunque parti esaltanti come in Temptation Overthrown e Pseudocide, giusto per fare due esempi, mentre la sezione ritmica, batteria in particolare, ha un gran tiro e spesso attribuisce quella marcia in più ai brani. Un plauso ai soli di chitarra che fanno emergere il lato techincal ma rimanendo sempre deliziosamente thrash, mai eccessivamente lunghi e sempre cazzutissimi. 
Una cosa che mi ha stufato un po’ è l’eccessivo uso di intermezzi, piazzati praticamente all’inizio e alla fine di ogni brano. Capisco l’idea di voler portare avanti un concept, ma qui siamo ai livelli dei Blind Guardian di “Nightfall In Middle Earth”, senza però ottenere lo stesso effetto.
There Is Something Wrong è sicuramente un lavoro ben realizzato, ben suonato e prodotto e dimostra che gli Aftermath hanno una propria personalità ben distinta, ma l’eccessiva monotonia nelle vocals, che insistono troppo su un’unica formula, appiattisce un po’ un album che avrebbe potuto tenere molto più alta l’attenzione dell’ascoltatore.
Non metto in dubbio che a qualcuno, anche a molti, questo modo di cantare e di portare avanti una proposta musicale possa piacere, ma non fa per me. Riascolterò sicuramente questo CD ma non credo che cambierò idea.
In ogni caso, ben tornati Aftermath!
[Lenny Verga]

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