La Contessa Grishnackh ci parla degli Slayer di Reign in Blood (1983)

Nominiamo Reign In Blood e cosa pensiamo?
Una pietra miliare del thrash metal, il punto di rottura con la tradizione e l’hardcore che fa una strage nell’universo dei capelloni. Reign In Blood è la summa perfetta di riff al fulmicotone e invettive guerrafondaie e antireligiose. Nel 1986 gli Slayer sono quello che un thrasher vuole: concerti, pogo bestiale e arene colme di adrenalina e spargimenti di sudore e sangue. La band americana, rispetto a Metallica e Anthrax, è la faccia cattiva, brutta e con il sound violento e incompromissorio. 
I compromessi, infatti, non sono all’ordine del giorno nel clan Slayer, sia dal punto vista musicale, sia dal punto di vista estetico/lirico (tanto che questo atteggiamento porta a parecchi fraintendimenti e denunce, vedasi il caso di Angel Of Death). Quello che però spaventa la stampa, e il pubblico generalista, è esattamente quello che i loro fan amano alla follia. Angel Of Death, Altar of Sacrifice, Postmortem fanno breccia nel cuore degli appassionati, scuotendo crani, appiccando moralmente il fuoco. Gli Slayer diventano i rappresentanti di un sound che fa della violenza primordiale la propria arma vincente: chitarre che incalzano, ugola nera e arrabbiata, mitragliate di percussioni e barlumi di melodia nemmeno a pagarli. Con Raining Blood, brano veloce e incalzante, la concezione di heavy metal cambia, e i confini si dilatano. Già dai titoli si nota però un cambiamento: basta con le tematiche sataniche di Hell Awaits, dentro testi più moderni e spigolosi. Quindi ecco che entrano in gioco tematiche come la morte, sentimenti antireligiosi (Jesus Saves), la pazzia e l’omicidio (Angel Of Death). Su Reborn si arriva a trattare di una strega condannata al rogo.

E’ giusto aspettarsi e pretendere tanto da una band che ha fatto la storia, come è pericoloso rischiare di diventare la tribute band di se stessi: gli Slayer, ad oggi, non hanno ancora fatto un vero e proprio passo falso.
Pur avendo sulla schiena 38 primavere di attività ininterrotta, i californiani restano sempre più potenti ed efficaci di una miriade di band death, black, grindcore ecc. È impossibile rimanere impassibili di fronte a un lavoro del genere, che riesce a toccare dei tasti del subconscio così celati dietro a un muro di necessità e imposizioni, da infondere una sensazione di panico, eccitante e bestiale. Questo è uno di quei lavori genuini e sinceri, ma è riuscito a rivoluzionare il modo di vedere e sentire.
Non c’è spazio per essere umani dentro a Reign in Blood, c’è spazio solo per far vivere quello che ci occupiamo di tenere a bada, nascosto dentro a un baule del quale proviamo vergogna e dolore. Facciamoli respirare questi mostri che attentano alla nostra sanità mentale, lasciamoli sfogare, gridare e correre. Lasciamoli azzannare l’uno con l’altro, con un disco intriso di cattiveria che suona in sottofondo a un volume disumano.  Viviamo la nostra parte più oscura e intrisa di sentimenti considerati sbagliati, dall’opinione comune, per mezzo di Reign in Blood.
Per questo amo questo disco che ci da la possibilità di poter sentire vivere, per ventinove minuti intensi, ogni molecola della nostra esistenza e non solamente quella che ci consentono di lasciare libera.

[Contessa Grishnackh]

2 pensieri su “La Contessa Grishnackh ci parla degli Slayer di Reign in Blood (1983)

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